Ercolano, commercio ko in corso Resina: la strada dei negozi-fantasma

Ercolano, commercio ko in corso Resina: la strada dei negozi-fantasma

Ercolano, commercio ko in corso Resina: la strada dei negozi-fantasma

Ercolano. Dovrebbe essere il «salotto buono» della città degli Scavi, la Mecca commerciale dei turisti sbarcati all’ombra del Vesuvio per ammirare le bellezze della provincia di Napoli. Invece, a dispetto dei proclami-spot del «renzianissimo» sindaco Ciro Buonajuto, corso Resina si è trasformato nella strada dei negozi-fantasma. Dove fare impresa è praticamente impossibile, come testimoniano le 55 serrande abbassate in un solo chilometro di strada.

La crisi del commercio

Le scritte «vendesi» e «affittasi» impresse giallo su nero sulle saracinesche dei negozi di corso Resina rappresentano l’impietosa fotografia dello «stato di salute» del commercio a Ercolano. Basta una passeggiata nel centro storico della città degli Scavi per comprendere come i dati sventolati in pompa magna dal sindaco Ciro Buonajuto – riguardanti l’apertura di nuove attività ricettive legate al turismo – siano solo uno specchietto per le allodole destinato a chi non vive realmente il territorio. L’esempio lampante della crisi nera in cui è piombato il commercio locale può essere senza dubbio proprio corso Resina, il cuore pulsante di Ercolano, la strada percorsa ogni giorno dallo stesso baby-Renzi del Vesuviano per raggiungere la casa comunale: un chilometro in cui non solo gli esercenti hanno deciso di cessare le proprie attività – in tutto sono 55 i negozi recentemente chiusi per motivi economici – ma dove regnano incontrastate l’inciviltà e il degrado. Se da un lato ci sono le serrande abbassate, dall’altro c’è lo scempio legato alla scarsa manutenzione degli edifici d’epoca: palazzi storici devastati dal tempo, da cui piovono periodicamente calcinacci portati giù dalle ondate di maltempo e vento. E poi marciapiedi transennati per motivi di sicurezza che impediscono il passaggio ai pedoni e cumuli di rifiuti a fare da «cornice» a un quadro di desolazione e abbandono. Un quadro in cui abbassare la saracinesca e dire addio alla propria attività commerciale resta la strada maestra per decine di esercenti rassegnati alla crisi.

I dati del Suap

Sì certo, lo scenario è desolante. Ma Ercolano non è solo negozi chiusi e rioni intrisi di immondizia, bensì anche ville vesuviane dalla suggestiva bellezza, Vesuvio, Scavi, e museo archeologico virtuale. Bellezze turistiche capaci di fare aumentare in modo esponenziale il numero di visitatori, come confermato dai vertici dello sportello unico per le attività produttive del Comune. Pronti a mettere nero su bianco una serie di numeri da cui si evince la crescita dell’86% di B&b e hotel negli ultimi tre anni. Ma. in questo caso, il rovescio della medaglia è sotto agli occhi di tutti e in particolare degli stessi commercianti che spiegano le difficoltà di investire sul territorio. «Paghiamo solo tasse e imposte e i guadagni sono sempre al disotto della soglia tollerabile. Ovviamente tutta la colpa non può essere addossata all’attuale amministrazione comunale, perché parlando chiaramente le persone hanno sempre meno soldi, si concedono sempre meno sfizi – tuona Antonio il titolare di una merceria -. I colossi di internet contribuiscono al nostro fallimento, ma il Comune quantomeno dovrebbe garantire posti auto e uno scenario meno post-guerra in grado di invogliare i cittadini allo shopping sul territorio».

La teoria dell’Ascom

Cinquantacinque serrande abbassate solo in corso Resina, in un chilometro di strada in cui oggi restano aperti solo 45 negozi vario genere rappresentano un dato piuttosto allarmante per una città a vocazione turistica come Ercolano. Una tesi condivisa solo in parte dagli esponenti locali dell’Ascom: «In città si sta verificando una sorta di mutamento – spiega Francesco Ascione, presidente della locale sezione dell’associazione commercianti – da un lato ci sono gli imprenditori del settore gastronomico come bar e ristoranti che grazie all’implemento del turismo hanno incrementato i propri profitti del 30% negli ultimi 5 anni e dall’altro i piccoli esercenti, mercerie, abbigliamento e oggettistica varia che sono in difficoltà economica, anche e soprattutto per le condizioni del territorio. Il Comune dovrebbe riuscire a coinvolgere nel progetto turismo anche queste attività commerciale in crisi». Insomma, a Ercolano aprono i bed and breakfast ma chiudono i piccoli negozi che hanno fatto la storia commerciale della città.