Dossier preti gay. Cardinale Sepe: preoccupato e indignato

Dossier preti gay. Cardinale Sepe: preoccupato e indignato


Non solo preoccupato, “indignato”. Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, parla per la prima volta del dossier su cd, depositato nella Cancelleria della curia partenopea, contenente le prove di presunti casi di omosessualita’ nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune diocesi italiane. Vicenda che, sottolinea Sepe, potrebbe compromettere, “sporcare” l’immagine di tutta la Chiesa, per colpa “di pochi che hanno tradito la propria missione”. Il dossier di 1200 pagine svelerebbe una rete hot di preti omosessuali, con l’indicazione di “nomi, cognomi, Diocesi di appartenenza, che vanno dal Lazio alla Sicilia, alla Sardegna, con registrazioni di dialoghi e qualche brutta fotografia”, racconta Sepe. La documentazione e’ stata consegnata da “un signore che ha scelto Napoli, rimettendo alla coscienza del rappresentante della Cancelleria la diffusione di questo materiale”. Materiale che, spiega la curia partenopea, “verra’ opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate”. Nei giorni scorsi il sito Gaynews aveva riferito che il dossier e’ stato messo a punto da un giovane escort, che abita a Napoli, gia’ noto alle cronache per avere svelato i presunti traffici di un sacerdote soprannominato ‘don Euro’. Ora il nuovo dossier coinvolgerebbe una sessantina di preti, diocesani e appartenenti ad ordini religiosi, campani ma non solo. Secondo Gaynews.it per ognuno di questi preti ci sarebbe una scheda personale e una documentazione allegata anche con screenshot di conversioni attraverso smartphone. Guarda alla sua diocesi, il cardinale Sepe, quella di Napoli ed elogia “i circa mille sacerdoti che lavorano, si sacrificano, si impegnano in Cristo e nella Chiesa”. Sarebbero due, fa sapere, i preti della Diocesi partenopea citati nel dossier, “ma di loro non conosco nomi e cognomi”. Quei “pochi” che “hanno tradito la loro missione, abdicando, non possono infangare tutti i sacerdoti”. “Chi ha sbagliato paghera’ – assicura – ci sono misure chiarissime, e ogni vescovo si assumera’ la sua responsabilita’ nell’applicare quelle norme previste dal codice di diritto canonico”. E prima ancora che le misure previste dal diritto canonico, quelle di coscienza” affinche’ chi ha sbagliato “pagando possa redimersi ed evitare di fare il male che ha gia’ fatto fino adesso”.