Moglie uccide il marito ‘ndranghetista nel sonno con una roncola

Moglie uccide il marito ‘ndranghetista nel sonno con una roncola


Domenico Cutri’, il figlio di Maria Giuseppina Barca, arrestata dai carabinieri per l’omicidio del marito Rocco Cutri’, era stato ucciso il 28 settembre 2008, all’eta’ di 36 anni, al culmine di una lite ed il suo presunto assassino, Domenico Marsetti, fu ucciso a sua volta il primo ottobre successivo nelle campagne di San Cesareo, ad una decina di chilometri da Frascati. Per il delitto di Cutri’, genero del boss della ‘ndrangheta Carmine Alvaro arrestato nel luglio del 2005 dopo un lungo periodo di latitanza quando era inserito nell’elenco dei 30 ricercati piu’ pericolosi d’Italia, in un primo momento gli investigatori avevano ipotizzato un movente mafioso viste le sue parentele. Ma col passare delle ore, la squadra mobile di Reggio Calabria – che indago’ sul caso – risali’ a Domenico Marsetti, che aveva 32 anni. Nei suoi confronti non fu emesso alcun provvedimento ma gli investigatori lo stavano cercando per chiedergli conto di un litigio avuto con Cutri’ il giorno del delitto. Marsetti, pero’, fu trovato cadavere il primo ottobre, ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Dalle indagini era emerso un litigio per futili motivi, pare per questioni di parcheggio, tra Macri’ e Marsetti, al termine del quale quest’ultimo avrebbe fatto fuoco cinque volte con una pistola calibro 7.65 ferendo l’altro, poi morto dopo essere stato portato in ospedale dai parenti. Marsetti alla fine degli anni ’90 era stato arrestato per rapina ma non risultava avere rapporti con le cosche. Quando fu trovato il suo cadavere, gli investigatori misero subito in collegamento i due episodi. Secondo la loro ipotesi, l’uomo era fuggito nella campagne romane in cerca di un rifugio dove nascondersi non solo dalle forze dell’ordine, ma anche dalla vendetta. Vendetta che, invece, l’ha raggiunto ugualmente. Per quanto riguarda il movente che ha spinto Maria Giuseppina Barca ad uccidere il marito, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, sulla base di alcuni indizi raccolti, ipotizzano che la donna si sia ribellata dopo anni di soprusi subiti. La donna, tuttavia, non ha fatto alcuna ammissione con gli investigatori