Dominio M5S in penisola. L’ira di Tito: «Candidature Pd fallimentari, penalizzati i veri esponenti del territorio»

Dominio M5S in penisola. L’ira di Tito: «Candidature Pd fallimentari, penalizzati i veri esponenti del territorio»

Dominio M5S in penisola. L'ira di Tito: «Candidature Pd fallimentari, penalizzati i veri esponenti del territorio»

«Avevo detto che avremmo preso il 20 per cento. Ho avuto ragione. Anzi, è andata peggio. La disfatta era nell’aria: candidature fallimentari e linea radical chic lontana da esigenze popolari e operaie hanno favorito i Cinquestelle». Giuseppe Tito è infuriato. Perché il “sindaco del popolo”, come ama definirsi, ha visto soccombere il Pd pure nella sua Meta dove il M5S ha addirittura toccato la soglia del 50 per cento. Una beffa, per il consigliere metropolitano dem, che apre una fase di riflessione a un anno dalle Comunali. «La vittoria M5S a Meta – dice Tito – è frutto di errori sulle candidature». 

Perché il Pd è stato asfaltato?

«Paghiamo l’arroganza del segretario nazionale. Renzi ha personalizzato il referendum del 2016 e il suo atteggiamento personalistico è proseguito. Bisognava fare tesoro dell’errore. Oggi perde Renzi, non il partito. E c’è l’esempio del Lazio dove alle Regionali Zingaretti è stato rieletto e i Cinquestelle sono terzi. Il motivo è chiaro: gli amministratori del territorio del Pd lavorano bene e sono premiati. Ma bisognava candidarli».

A Meta il M5S ha raggiunto la percentuale più alta della penisola sorrentina. Viene da pensare che lei non ha più consenso oppure che si è astenuto dal fare campagna elettorale come ripicca per la mancata candidatura.

«O, aggiungo, che il popolo è deluso per l’assenza del suo sindaco nel novero dei possibili parlamentari».

Sembra che la sua amarezza sia dettata dalla rabbia per non aver avuto la candidatura.

«No. Da militante ho fatto la mia parte. Ma quando si fanno scelte pacchiane, chi sta sul territorio e non nei salotti ha pochi margini di manovra. Il segretario regionale Tartaglione è giusto che si faccia da parte visto che non è stata neppure votata. Mi auguro faccia lo stesso il suo collega del Pd provinciale Costa. Siamo cadaveri politici. In penisola nel 2013 avevamo 10mila voti, oggi ne abbiamo persi 4mila: un calo del 40 per cento. La colpa è di chi dall’alto ci fa perdere».

Lei rischia di essere processato per corruzione, ciò ha influito sulla scelta di non candidarla?

«Sicuramente qualcuno ha strumentalizzato questa vicenda. Prima hanno fatto riunire segretari e circoli Pd di penisola sorrentina, Lattari e Castellammare di Stabia per indicare i papabili, tra questi c’ero pure io. Ma era già tutto fatto».

Qual è la ricetta per rialzare la testa?

«Bisogna dare spazi ad amministratori del territorio. E’ innegabile. C’è una bella differenza tra candidati del territorio e amministratori-candidati del territorio. Noi sindaci dobbiamo alzare barricate contro quelli, anche del nostro partito, che vengono sul territorio, fanno passerelle, dicono qualche spot e chiedono i nostri voti. Lo dico per la penisola sorrentina, ma questa soluzione è attuabile ovunque. Troppi personaggi inceneriscono il patrimonio di preferenze guadagnato con il lavoro dagli amministratori locali. In penisola sorrentina ci sono tre grossi problemi: sanità, mobilità e dissesto idrogeologico. Noi dobbiamo pregare per essere ascoltati. Ora basta. Serve un partito operaio. Che dia il sangue per il popolo. E che candidi persone che sanno cosa vuol dire amministrare e che vengono candidate perché amministrano con capacità».