Molotov all’università di Napoli, indagini a tutto campo

Molotov all’università di Napoli, indagini a tutto campo


Sui pannelli in legno scuro ci sono i segni neri lasciati dalle fiamme. Danni, almeno per il momento, non ne sono stati registrati. La sede storica dell’Universita’ Federico II di Napoli, in corso Umberto I, oggi, e’ stata teatro di un principio di incendio di natura dolosa. L’impiegato amministrativo che stamattina, quando e’ arrivato a lavoro, ha visto le fiamme, ha pensato, in un primo momento che fosse stato un corto circuito. Poi ha visto una bottiglia di plastica, conteneva liquido infiammabile. “Subito dietro a quella scrivania – dice mentre indica l’angolo al secondo piano, dove ci sono gli uffici amministrativi dell’ateneo – c’e’ un pannello elettrico”. La prima reazione e’ stata prendere uno degli estintori del piano e spegnere le fiamme. Ed e’ solo dopo che l’uomo, che preferisce rimanere anonimo, si e’ accorto di una bottiglia in plastica, contenente liquido infiammabile, posta sotto alla scrivania dalla quale si era sviluppato l’incendio. “A quel punto ho avvertito la vigilanza”, racconta. Chi ha appiccato l’incendio e’ entrato dalla grande porta in legno del secondo piano, una porta che e’ chiusa, ma mai a chiave, e che da’ accesso alle stanze dove ci sono gli uffici. “E’ un atto che desta preoccupazione – sottolinea il rettore Gaetano Manfredi – E lo e’ tanto piu’ che e’ avvenuto in orario di lavoro. Al momento dell’incendio, per fortuna erano in pochi”. Il rettore fa sapere di aver parlato con prefetto e questore e di aver “chiesto una maggiore sorveglianza”. “Mi hanno assicurato il loro massimo impegno”, aggiunge. E il prorettore Arturo De Vivo ricorda che “solo i nazisti mettevano a fuoco le universita’”. Non si conosce il motivo che ha spinto qualcuno, che si e’ intrufolato nella sede, ad appiccare l’incendio. La Digos indaga ed al vaglio ci sono tutte le piste. Al secondo piano, ci sono uffici amministrativi, dove, oltre alla comunicazione, vengono gestiti i progetti per le Academy, come quella con la Apple, la Cisco, la Deloitte, i protocolli e i progetti con la Procura, con i Tribunali, ma materialmente non vengono gestiti fondi. Ogni progetto, protocollo, intesa, ha, infatti, bisogno dell’ok della Ragioneria, che si trova altrove. “Non sono stati i nostri studenti – afferma il rettore – loro amano l’universita’. Per il passato, abbiamo avuto contestazioni, ma mai di questo peso”.