Torre del Greco, il bluff delle civiche: valanga di sigle e loghi, ma zero candidati

Torre del Greco, il bluff delle civiche: valanga di sigle e loghi, ma zero candidati

Torre del Greco, il bluff delle civiche: valanga di sigle e loghi, ma zero candidati

Torre del Greco. E’ vero: alla presentazione ufficiale delle liste mancano circa 50 giorni. E qualche gioco in attesa dei «giorni della verità» doveva, evidentemente, essere messo in campo per animare le lunghe settimane di noia tra il voto del 4 marzo e la nuova campagna elettorale. Così il passatempo dei politici all’ombra del Vesuvio sembra essere diventato la costruzione di fantomatiche liste civiche a sostegno di candidati sindaci in cerca d’autore: in due settimane, infatti, sono spuntate dal nulla una ventina di improbabili sigle e fantasiosi simboli con singoli e – in qualche caso – semi-sconosciuti referenti. Un solo portavoce e zero candidati «reali». Un vero e proprio bluff per mettere «pressione» a Pd e Forza Italia e provare a imporre nomi in realtà sostenuti da contenitori vuoti.    

Il debutto della first lady

In un quadro di caos totale, l’unica certezza resta Romina Stilo. Ma l’ex vicesindaco – pupilla di Ciro Borriello e dell’ex assessore Donato Capone – fino a oggi non può contare sul sostegno dei partiti di centrodestra. Non a caso, domenica 18 marzo ufficializzerà la sua discesa in campo con il sostegno di 5 civiche: Stilo Sindaco – mutuata dalla Borriello Sindaco, la super-lista da 9.000 voti alle elezioni del 2014 – Forza Torre, Azione Torre, Movimento Torrese e Movimento Animalista. Fatta eccezione per gli ignoti amanti degli amici a quattro zampe – destinati, al massimo, a confluire in qualche sigla della coalizione – tutti i restanti schieramenti dovrebbero, visto il calibro dei sostenitori, arrivare al giorno della presentazione delle liste con i nomi dei 24 aspiranti a un posto in consiglio comunale.

L’armata dell’ex Dc

Diversa la strategia messa in campo da Giovanni Palomba. Lo storico democristiano di Torre del Greco si è trasformato da mobiliere in rigattiere della politica, recuperando diversi «pezzi vecchi» della passata maggioranza. Così la linea Maginot tracciata a settembre 2017 – due settimane dopo l’arresto dell’ex sindaco – si è trasformata in una sorta di tracciato elettrocardiogramma, in modo da fare rientrare chi con Ciro Borriello aveva ricoperto ruoli di primissimo piano. Sul carrozzone dell’ex capogruppo di Ncd sono così saltati i vari Gennaro Granato, Ciro Piccirillo, Pasquale Brancaccio, Alfonso Ascione, Ferdinando Guarino – solo per fare qualche nome – per un totale di 8 liste civiche: Ci vuole coraggio, Momento di cambiare, La svolta, Insieme per la città, Ora, Movimento popolare torrese, Dai, L259. Una sfilza di sigle a cui occorrerebbero circa 200 candidati in consiglio comunale. Numeri capaci di strappare ironici sorrisi a chi conosce le difficoltà a compilare una «vera» lista elettorale.

L’ex enfant prodige

Difficoltà note, invece, a Valerio Ciavolino. L’ex enfant prodige di Forza Italia – sempre in attesa di una «chiamata dall’alto» dei berluscones di Napoli – si è rivolto fino a Torre Annunziata per provare a mettere in piedi tre liste civiche con cui, in caso di emergenza, correre da solo per il bis alla guida della quarta città della Campania.

I riadattati del senatore

Per non perdere la sfida «a chi tiene più liste civiche» l’ex senatore Nello Formisano si è inventato un gioco nel gioco, riadattando tutti i suoi fedelissimi da comprimari a primedonne. Così prima l’ex consigliere comunale Domenico Maida e il cugino Daniele Di Donna sono diventati riferimento di Cuore Torrese, poi l’ex segretario cittadino di Idv Raffaele Russo si è lanciato in un accorato appello alle forze civiche della città e – dulcis in fundoSergio Altiero ha sposato l’idea di un’alleanza democratica e popolare. Tre nomi per tre simboli, a cui si dovrebbe aggiungere Leu. Da cui l’onorevole nato comunista, cresciuto popolare con la Margherita, transitato in Idv e Centro Democratico, si è smarcato alla vigilia del voto del 4 marzo. Dopo avere incassato il no all’ennesima candidatura al Senato.