Pompei. Pestarono Gaetano, resta in carcere la belva della Circum

Pompei. Pestarono Gaetano, resta in carcere la belva della Circum


Le immagini riprese dal sistema di video-sorveglianza della stazione Circum Villa dei Misteri che illustravano il brutale pestaggio ai danni di Gaetano sono passate davanti agli occhi degli inquirenti per ore, giorni e mesi. Il referto medico, prima dell’ospedale San Leonardo di Castellammare e poi del Policlinico di Napoli, confermavano la brutalità di quei frame. «Lesioni gravi», scrivevano i medici che hanno assistito il 22enne di Ercolano nel percorso di recupero cominciato quella maledetta notte del 18 novembre. E proprio a partire da questo punto, il Riesame ha emesso una nuova ordinanza per i due maggiorenni del branco, Pasquale Manzo e Luciano Formisano. Il Gip di Torre Annunziata ha stabilito nuovamente l’obbligo di firma per il primo, 18enne di Boscoreale, mentre il secondo è stato raggiunto in cella da un nuovo ordine di carcerazione (l’uomo era già detenuto per uno scippo in penisola commesso soltanto 48 ore prima del pestaggio). I due sono anche accusati del reato di rapina aggravata in concorso anomalo: le belve, che complessivamente erano quattro (c’erano anche due minorenni, ora finiti in una comunità di recupero), hanno sottratto al giovane il berretto che portava sulla testa e l’orologio dal polso nei momenti concitati dell’aggressione. D’altronde, è questa l’accusa più pesante a carico dei due, in quanto prevede una pena che va dai 5 ai 20 anni.Gaetano venne aggredito brutalmente nella stazione di Pompei la sera del 18 novembre, intorno alle 22 circa. Aveva da poco riaccompagnato la sua fidanzata. Non immaginava che avrebbe dovuto fare i conti con un destino terribile. Gaetano si ritrovò avvicinato da un branco di quattro belve. Prima finsero di ricordargli vecchi conti in sospeso, poi gli sferrarono calci e pugni. Fu l’inizio di un incubo. Il giovane riuscì a scappare, a correre presso l’ufficio biglietteria per chiedere aiuto. «Mi stanno massacrando, aiuto, aprite la porta», implorò. Dall’altra parte si alzò soltanto una voce che suonò come una condanna a morte: «Vattene via». Gaetano fu così travolto dall’ira di quelle belve. Le conseguenza furono gravissime, il 22enne rischiò di perdere la vita. Oggi s’è ripreso da solo, senza «l’aiuto delle istituzioni», ribadisce il giovane che cerca adesso giustizia e più sicurezza. tp