L’anatema di Papa Francesco: “Andare con le prostitute è un atto criminale, è una tortura”

L’anatema di Papa Francesco: “Andare con le prostitute è un atto criminale, è una tortura”

L'anatema di Papa Francesco: "Andare con le prostitute è un atto criminale, è una tortura"

“La tratta e’ un crimine contro l’umanita’. ma anche servirsi di queste ragazze e’ criminale”. Sono parole pesantissime quelle pronunciate da Papa Francesco nel dialogo con i giovani al “presinodo”, dove una giovane sottratta allo sfruttamento ha preso la parola nella prima sessione. “E’ una mentalita’ malata, quella che porta a sfruttare la donna. Alcuni governi cercano di fare pagare multe ai clienti. Ma il problema e’ grave, grave, grave. Vorrei che voi i giovani lottaste per questo. Se un giovane ha questa abitudine la tagli. Chi fa questo e’ un criminale. Questo non e’ fare l’amore, e’ torturare una donna, e’ criminale”. Francesco ha risposto alla giovane nigeriana raccontando di essere stato “l’anno scorso a visitare una dell case delle ragazze liberate da questa schiavitu’. E’ da non credere: una e’ stata rapita in Moldavia e portata legata a Roma, nel portabagagli, minacciata di uccidere i genitori. Quelle che vengono per esempio dell’Africa in un paese vengono ingannate per un lavoro: una era stata ingannata nella sua parrocchia, da una signora, la chimava cosi’, non so se era consacrata o dell’Azione Cattolica, ma quando e’ arrivata nella comunita’ di accoglienza e ha visto una suora si e’ messa a gridare: ‘no, no!'”. Quando le portano nelle nostre citta’, ha quindi continuato il Papa, “quelle che resistono, lo abbiamo sentito, vengono torturate e a volte mutilate. Ci sono i giorni di ‘ammorbidimento’ quando arrivano: ti picchiano, torturano e alla fine cedi. Una delle ragazze mi ha detto che quando non ha portato la somma le hanno tagliato l’orecchio, ad altre hanno spezzato le dita. E’ una schiavitu’ di oggi. Qui in Italia, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, i clienti, al 90 per cento sono battezzati cattolici. E sono anche tanti. Io penso allo schifo che devono sentire queste ragazze quando gli uomini le fanno fare delle cose. Una volta che Buenos Aires visitavi in ospedale i feriti nell’incendio di una discoteca in terapia intensiva c’erano degli anziani che avevano perso il senso, avevano avuto un ictus. Mi hanno detto: sono stati portati qui dal postrbiolo. Anziani, giovani queste ragazze sopportano tutto”. “Questo mi raccontavano le ragazze, ora vi diro’ come sono state liberate. Poi cominciano il lavoro, e in quel momento per difendersi attuano una schizofrenia difensiva, isolano il cuore, la mente, per salvare quello che possono della dignita’ interna e cosi’ si difendono, ma senza nessuna speranza. Alcune sono riuscite a fuggire ma la mafia le perseguita. A volte le trovano”. “Quando si liberano – ha continuato il Papa – spesso non hanno il coraggio di denunciare, ma non sono codarde: amano tanto la famiglia e non vogliono che i genitori e i fratelli siano sporcati. Ho parlato con loro – ha confidato Francesco ai 300 giovani del presinodo – in una bella riunione in una delle case di don Benzi. Loro hanno un metodo, in quanto le ragazze sono sorvegliate i volontari fanno cosi’ per aiutarle: si avvicina uno di loro, e quelli pensano che si accordino sul prezzo, cioe’ chiedano: ‘quanto costi?’. Ma loro domandano invece: ‘quanto soffri?’. La ragazza sente, loro gli danno il biglietto con scritto: ‘ti porteremo via, non lo sapra’ nessuno. Ci vediamo in quell’angolo a quell’ora e ti porteremo fuori Roma” Cosi’, ha descritto Francesco, “inizia la terapia, e un insegnamento per aiutarle poi a trovare un lavoro e a reinserirsi. Una delle opere che io conosco e’ a Roma, ma si fanno tante. E’ curioso, nella riunione c’era il cappellano e due volontari. Uno era il marito di una delle ragazze, si erano innamorati e si sono sposati, l’altro era il fidanzato di un’altra”.