Impegno: “Rifondare la sinistra non è impossibile. Ma siete fuori strada”

Impegno: “Rifondare la sinistra non è impossibile. Ma siete fuori strada”

Impegno: "Rifondare la sinistra non è impossibile. Ma siete fuori strada"

Ha mangiato pane e sezioni. Ex segretario del partito comunista partenopeo, deputato degli ex Ds e già professore di Filosofia morale all’Università Federico II di Napoli, Berardo Impegno, classe 1945, nei circoli è cresciuto e ne ha visti di scontri nelle riunioni di partito.

All’indomani del tracollo Pd, dirigenti e big ripartono dai circoli. Professore Impegno è questa la mossa per risollevare il partito?

“Siamo fuori di testa se pensiamo di riprodurre e riproporre ancora l’organizzazione del vecchio Pc o della vecchia Dc. I Cinque Stelle e la Lega non hanno più quella dimensione e la loro vittoria deve farci capire che sono altri gli strumenti da adottare. Non basta e non serve più la vecchia sezione, che funzionava bene quando non c’erano internet e i social. L’agorà non è più semplicemente un luogo fisico, ma una piazza virtuale. Se come partito non capiamo che la politica è cambiata e ci adeguiamo siamo destinati a sparire: servono altri modi di comunicare e altre risposte”.

Sta dicendo che i circoli non servono più?

“Sì e non solo. Oggi un reddito di cittadinanza vale più di mille riunioni di sezione. La comunicazione vale tantissimo, perché è il segno e la capacità di stare alle domanda delle persone, fornendo risposte adeguate. Il reddito è la risposta sbagliata? E’ assistenzialismo? Allora avremmo dovuto contrapporre un’altra parola d’ordine con la stessa efficacia comunicativa e con una risposta altrettanto semplice e diretta”.

Il Pd non sa comunicare, soprattutto alla sinistra. E’ sparito dai quartieri popolari e dalle roccaforti rosse della provincia di Napoli.

“I grillini dicono di non essere né di destra, né di sinistra e parlano a tutti. Matteo Salvini  è dichiaratamente di destra e parla ai suoi, Silvio Berlusconi ai moderati e al centro. Noi del Pd diciamo di essere di sinistra e non sappiamo cos’è”.

E intanto in Parlamento entrano perfetti sconosciuti, grazie all’onda gialla.

“Questo succede perché la gente è stanca dei vecchi volti, vuole la novità. Ma quello che per ora è un vantaggio per i grillini sarà anche la loro difficoltà perché dovranno superare la difficile prova del Governo. Ed ora i grillini mi sembrano il ritorno dei Dorotei, sono cambiati già molto in fretta dai vaffa all’essere persone perbene in doppio petto e tutti ripuliti. Questo mi preoccupa”.

Il Pd in Campania è stato travolto dai grillini. Qual è stato l’errore maggiore?

“Il trionfo dei grillini e di Salvini è la conferma che ci vogliono leader nella democrazia contemporanea. Il problema non è che Renzi non è stato leader, ma lo è stato troppo poco, non è riuscito a pensare ad un soggetto politico nuovo rispetto al passato, lasciandosi impallinare dai notabili territoriali che invece di portargli consenso glielo hanno tolto. Non si può parlare di rottamazione e poi sparare poi il lanciafiamme a Napoli su chi voleva il rinnovamento, riproponendo invece tutta la vecchia nomenclatura e candidando i capi clientela”.

Il partito campano quindi va azzerato?

“Per Napoli e la Campania la batosta è tale che l’azzeramento di tutto il gruppo dirigente è il minimo sindacale, ma non servirà a nulla se questo partito non farà un’analisi profonda e reale sulle ragioni stesse del nostro essere partito”.

All’Assemblea provinciale Pd l’analisi del voto stava per trasformarsi in rissa.

“Perché continuiamo a guardare il dito invece della luna. In Campania le ragioni del nostro tracollo affondano in una storia non recentissima, per anni abbiamo affrontato i problemi di Napoli e della Campania con gli occhi rivolti alle ideologie del Novecento, quel mondo non c’è più e non potrà più esserci”.

Resta lo spettacolo indecoroso dell’Assemblea.

“Ai tempi del Pc si litigava anche aspramente, ma c’era un collante rappresentato dall’ideologia. Ricordo ancora di un durissimo scontro nel 1982 quando a Napoli si tenne il Congresso provinciale del partito comunista e la cosiddetta sinistra comunista di cui facevo parte insieme a Antonio Bassolino, Salvatore Vozza e Aldo Cennamo mise in minoranza la destra comunista. Alla fine tutto venne ricomposto dentro un contenitore che era il Pc e che nessuno metteva in discussione. Oggi non c’è identità, il Pd non è riuscito ad essere identificabile per una cultura comune e così prevale l’esasperazione delle contrapposizioni e basta”.

Da ex Ds crede si riuscirà a riunire il partito?

“Occorre un passo indietro di tutti e chi ha maggiori responsabilità deve farlo per primo, senza scorciatoie. C’è da affrontare un lungo periodo di discussione con apertura mentale e disponibilità personale, non si può di certo ridurre tutto all’immediato. Ci aspetta una faticosa organizzazione e ripresa che sarà impossibile senza un dialogo ed un reciproco riconoscimento”.

Da dove si ricomincia?

“Dalla cultura. Cosa significa oggi essere del Pd? Quali sono i nostri principi di sinistra? Dobbiamo rispondere prima di tutto a queste domande”.

E poi?

“E poi forza della comunicazione e autorevolezza di chi comunica. Ci vuole una rivoluzione culturale nell’uso corretto dei social, passare dal livello dello scontro a quello del confronto. Non possiamo essere comunicatori affidabili e credibili se ci presentiamo come un gruppo dirigente permanentemente in conflitto al suo interno”.

A scappare dal partito sono soprattutto i giovani, il partito è morto?

“Il Pd è un partito oggi votato solo da anziani, ma c’è una responsabilità anche tra i giovani del partito, che spesso si sono dimostrati più vecchi di noi, adottando logiche correntizie peggiori delle nostre. Di sicuro per liberarci e liberarli occorre dare spazio ad un nuovo gruppo dirigente”.

Infine il Governatore. In queste ore ha detto starà più sui territori e tra la gente. Basta questo?

“Occorre che De Luca oltre a stare sui territori, che ben venga, lavori anche su come ricolleghiamo il governo regionale al rafforzamento del partito democratico e al come vogliamo rappresentare un cambio di passo”.