Lettere. Tradita sotto i suoi occhi e quelli dei suoi figli

Lettere. Tradita sotto i suoi occhi e quelli dei suoi figli

Tradita sotto i suoi occhi e quelli dei suoi figli

Lui, lei e l’altra sotto lo stesso tetto. Una violenza psicologica che va oltre l’immaginazione e stride forte nel terzo millennio. Una donna annullata e costretta a convivere con l’amante del marito. La bella vita era, invece, concessa alla seconda scelta dell’uomo. Tradita sotto i suoi stessi occhi e anche quelli dei bambini. Tradita, ripudiata e obbligata a servire in casa. Senza lavoro, senza soldi e senza l’aiuto di una famiglia e la donna ha subito per anni la presenza di una rivale che ha occupato anche il letto matrimoniale. Perché non ribellarsi? Perché con quattro figli e senza sapere dove andare è difficile poter dire di “no”. Quel rifiuto che la donna ha dovuto trattenere in gola. «Il problema è la mentalità che ancora si tramanda. La donna è donna e come tale deve restare in casa a badare ai figli. Altri diritti non ne ha. Deve essere a disposizione del marito e obbedire al marito. 

Il racconto della donna blindata nell’harem del marito viene fuori dall’avvocato difensore della vittima, che è riuscito a portare in salvo la mamma e i suoi figli dopo una lunga battaglia legale ancora in corso. «Non c’è stata mai una ribellione da parte della mia assistita. Veniva concesso l’ingresso in casa a una seconda donna che occupava la camera da letto della coppia. In sostanza il marito aveva deciso di far entrare nel menage familiare la propria amante, ovviamente senza il parere della consorte che ha subito tale scelta scellerata. Destabilizzante per una donna che si ritrova a vivere sotto lo stesso tetto con la rivale. Destabilizzante per i bambini che non capivano la necessità della presenza di una seconda donna al fianco del papà. Quel padre che accoglieva in camera da letto un’estranea mentre la mamma era confinata su un divano». E’ complicato anche solo pensare che dopo aver lottato per i diritti delle donne si cadi giù in un baratro senza uscita. Disarmante non soltanto entrare nella concezione di vita quotidiana dell’uomo ma anche dell’amante che ha accettato di entrare a gamba tesa in un matrimonio, appropriandosi degli spazi che non erano suoi.