Ciro Formisano

Torre del Greco, truffa degli assegni agli anziani: a processo cricca di falsi avvocati

Torre del Greco, truffa degli assegni agli anziani: a processo cricca di falsi avvocati

Ciro Formisano

Torre del Greco. Vestiti di tutto punto e con la valigetta piena di scartoffie, si sarebbero spacciati per avvocati. Tutto per truffare decine di anziani tra Torre del Greco, Ercolano e la provincia di Caserta. Alle vittime consegnavano corposi assegni per finti indennizzi legati a incidenti stradali. In cambio si facevano pagare una lauta parcella per il “buon lavoro” portato a termine. Una volta che la vittima si presentava in banca per incassare i soldi, però, scopriva l’inghippo. L’assegno era falso.

L’inchiesta 

Da qui la raffica di denunce da parte di decine di pensionati. Denunce che la Procura di Torre Annunziata ha trasformato in una mega-inchiesta capace di portare a processo 5 persone. Giammarco Amato, Vittoria Mandato, Salvatore Manfredi, Luigi Amato e Domenico Solaro. Tutti accusati di far parte – secondo il teorema degli inquirenti – di una vera e propria banda di finti avvocati specializzati in truffe. Al centro del processo decine di episodi, registrati tre il settembre del 2008 e il marzo del 2009. Tutto documentato dalle indagini dei carabinieri. Secondo il teorema degli investigatori, i falsi avvocati contattavano le vittime al telefono, spacciandosi come avvocati. «Signora dobbiamo darvi dei soldi», la promessa capace di alimentare le illusioni degli ignari pensionati. In alcuni casi gli imputati si sarebbero addirittura spacciati per parenti delle vittime del raggiro. Nel corso di incontri programmati, gli anziani consegnavano agli avvocati fasulli il loro compenso intascando l’assegno falso. Reati che vennero definiti «odiosi» dall’ex procuratore della Repubblica Raffaele Marino. Da qui prima la richiesta di rinvio a giudizio e poi l’avvio del processo nel 2016.

Il processo lumaca 

Un procedimento che, a dispetto delle accuse pesanti, procede però a ritmo lento. A 10 anni dai reati contestati, infatti, ieri si è ripartiti da zero. Tutta colpa di un intoppo burocratico. Davanti ai giudici ha testimoniato un carabiniere che partecipò alle indagini. L’uomo ha ricostruito il modus operandi dalla gang e raccontato che l’inchiesta venne innescata da un arresto in fragranza di reato avvenuto a Ercolano.