Droga: traffico di cocaina dalla Colombia, 45 ordinanze

Droga: traffico di cocaina dalla Colombia, 45 ordinanze

Napoli – Trentasei ordinanze di custodia in carcere, nove agli arresti domiciliari. E’ una inchiesta dai grandi numeri quella che ha portato oggi all’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli su un traffico di droga, importata soprattutto dalla Colombia, e che per anni ha alimentato numerose piazze di spaccio a Napoli e nell’hinterland. Associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e’ l’accusa principale contestata ai presunti capi e organizzatori del giro di droga (cocaina e hascisch) che sviluppava un volume di affari di decine di milioni di euro all’anno. L’inchiesta – coordinata dal procuratore Giovanni Melillo, dall’aggiunto Giuseppe Borrelli e condotta dal pm della Dda Mariella Di Mauro – ruota intorno alla figura di Bruno Carbone, latitante, che avrebbe avuto un ruolo di broker: dall’Olanda, dove si era stabilito da tempo, avrebbe finanziato l’importazione dalla Colombia di ingenti quantitativi di droga che arrivava in Italia a bordo di Tir. Era lui – secondo le indagini dei carabinieri al comando del colonnello Ubaldo Del Monaco – che stabiliva il quantitativo da importare, teneva i contatti con esponenti di clan della camorra, e i pagamenti ai narcos. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche tre colombiani, ritenuti referenti di un cartello di narcotrafficanti che avrebbero garantito le forniture al ”gruppo Carbone”. Coinvolto nell’operazione anche uno dei titolari di una azienda che produce forni elettrici all’interno dei quali veniva nascosto il denaro spedito in Colombia. La droga veniva rivenduta in varie piazze di spaccio di Napoli e della provincia: al Rione Traiano, e nei comuni di Bacoli, Villaricca, Caivano, Quarto, Marano e Torre Annunziata. Tra i clan camorristici con cui l’organizzazione era in contatto figurano il clan Nuvoletta di Marano, il clan Leone al Rione Traiano, il clan Ciccarelli attivo a Caivano e Crispano. L’inchiesta si fonda soprattutto su intercettazioni telefoniche disposte nei confronti di Carbone e altri esponenti di primo piano. Tra gli arrestati, con l’accusa di partecipazione all’associazione, figura anche un brigadiere dei carabinieri che era in servizio alla compagnia di Castello di Cisterna: avrebbe svolto un ruolo importante per le attivita’ dell’organizzazione sviando le indagini nei confronti di alcuni trafficanti.


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