Giovanna Salavati

Pugni e calci alla moglie ma il giudice lo scarcera Lei piange: «Ho paura»

Pugni e calci alla moglie ma il giudice lo scarcera  Lei piange: «Ho paura»

Giovanna Salavati

La storia

Il 40enne era stato arresto dopo l’ennesima violenza davanti ai bambini Ammette: «Ho un diavolo in me» ma non va in cella. La donna ora chiede aiuto

Giovanna SALVATI Torre Annunziata Prende a calci e pugni la moglie davanti ai bambini. La spedisce al pronto soccorso dell’ospedale e ammette, dopo l’arresto, davanti al giudice del tribunale monocratico di Torre Annunziata, di avere «un diavolo dentro» che non gli consente di controllarsi e di sfogarsi solo con le botte verso la donna che avrebbe dovuto amare. Quanto basta per tenerlo rinchiuso in una cella ma ieri mattina, durante il processo, il giudice non convalida il fermo e lo rimette in libertà. Una storia assurda in un momento in cui l’emergenza violenza sulle donne è sotto i riflettori, a un mese dall’omicidio di Imma Villani.

La donna fu freddata da un colpo di arma da fuoco esploso dal marito davanti all’ingresso della scuola dove qualche minuto prima aveva accompagnato la piccola in classe. «Non c’è flagranza di reato» scrive il giudice in quel provvedimento di scarcerazione e la donna in lacrime ora urla che ha paura.

Il fatto

La 36enne si è presentata ieri mattina nella caserma di via Dei Mille per denunciare il marito: V. G. 40enne di Torre, residente nel rione Penniniello qualche ora prima l’aveva riempita di botte. Un episodio sul quale erano intervenuti anche i carabinieri del nucleo radiomobile che però non avevano arrestato l’uomo riuscendo a calmarlo. Ma la donna non ha creduto alle promesse e dopo nemmeno poche ore ha infatti subito “la punizione” per aver chiesto aiuto alle divise. Un episodio, l’ultimo dopo 17 anni di matrimoni, che le ha fatto scoppiare il cuore e l’anima così tanto da rifugiarsi in caserma e implorare aiuto. «Non posso continuare a vivere così – ha raccontato – ho quattro figli piccoli e non posso più sopportare». E giù le lacrime mentre racconta il suo inferno. Il suo racconto ma anche quello dei bambini alla presenza degli assistenti sociali diventa una prova inconfutabile.

Il racconto

«Mi ha sempre picchiato – dice piangendo – ma le sue botte le ho sopportate perché lo amavamo, volevo recuperare il rapporto e ho provato a perdonarlo solo per i miei bambini ma non è servito a nulla». Racconta dei giorni rinchiusa nella sua camera da letto, mentre lui, all’esterno prendeva a calci la porta, botte che poi ha riservato anche per lei». E ancora: «Ogni giorno, la sua astinenza dagli stupefacenti, lo ha portato a picchiarmi e sul corpo porto ancora i segni della violenza – svela ancora la donna ricostruendo anche uno degli episodi più difficile da dimenticare – oltre a picchiarmi con violenza davanti ai miei figli mi ha scaraventato contro il forno a microonde e sulla schiena ho ancora le cicatrici dei tagli». L’uomo ha sempre fatto uso di stupefacenti, poi destinato ad una comunità nella quale non ha voluto più starci e in poco tempo è passato dalla droga all’alcool, quanto basta per provocare la violenza verso sua moglie. Dai baci alle botte, insulti e minacce, fino all’episodio di ieri mattina: la donna è stata trasportata anche al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna- Madonna della Neve di Boscotrecase dove è stata medicata e ha riportato un ematoma al braccio destro e dolore alla colonna vertebrale oltre che lesioni ed escoriazioni lungo il volto e le braccia. A stringergli le manette erano stato i carabinieri della stazione di Torre Annunziata – agli ordini del maresciallo Egidio Valcaccia – che però nel rito direttissima hanno dovuto incassare il rigetto della richiesta cautelare. Eppure nel provvedimento del giudice si legge che l’uomo ha : «Difficoltà che gli fanno perdere la testa e lasciano prendere il sopravvento a quel diavolo che ha dentro». Ma non basta. Non c’è stata la flagranza e il giudice non ha convalidato l’arresto. Ha rinviato gli atti al Pm e ha applicato solo la misura coercitiva dell’allontanamento dalla casa familiare e di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna. Ma chi vigilerà nel rispetto del provvedimento? Per ora l’unico timore è che rientri a casa e lo confida la donna che appena ha saputo della scarcerazione ha già chiesto aiuto ai militari «vi prego non mi lasciate sola, ho paura che ci ammazza».


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