Modelli 730 falsi, l’inchiesta si allarga agli anni 2016/17

Modelli 730 falsi, l’inchiesta si allarga agli anni 2016/17

Castellammare di Stabia – Rischia di aprire una voragine l’inchiesta sulla maxi truffa messa a segno da un gruppetto di professionisti, in materia fiscale, di Castellammare e dintorni.

Gli investigatori, dopo aver evidenziato i quasi 5mila modelli di dichiarazioni dei redditi falsificati dal 2013 al 2015 non intendono fermarsi. Solo in quei due anni, secondo i dati raccolti dal comandante del Gruppo Geremia Guercia, e dal capitano della compagnia stabiese Salvatore Della Corte, sono stati sequestrati 25 milioni di euro sulla base di un provvedimento emesso dal gip Antonello Anzalone. Indagine anche sul 2016

Ma l’indagine non si ferma: gli accertamenti della Guardia di Finanza, adesso, si spingono anche al 2016 e a una prima parte del 2017. Secondo gli investigatori, infatti, la cricca delle false dichiarazioni fiscali non si sarebbe di certo fermata al 2015. Un filone quello dell’alterazione di oltre 5mila modelli 730 tra il 2013 e il 2015, col quale si chiedevano e ottenevano rimborsi per prestazioni mediche e crediti d’imposta inesistenti. I promotori della truffa incassavano così dal 20 al 50% delle somme – in alcuni casi anche 10mila euro – che venivano rimborsate ai contribuenti.

L’organizzazione.

La truffa da quasi 25 milioni di euro, nata nella mente dell’organizzazione in un piccolo studio di consulenza di via Alvino a Castellammare e realizzata dal ragioniere stabiese Vincenzo Esposito, con la collaborazione del figlio Carlo Alberto, veniva portata a termine grazie alla collaborazione di altre 26 persone. Erano gli Esposito i responsabili della Mes Consulting srl, con sede in via Alvino a Castellammare, a contare sui prestanome Catello Norato (50 anni, di Gragnano); Ferdinando Muollo (61 anni, di Castellammare); Angelo Boccioli (78 anni, di Roma); Liberato Caracciolo (29 anni, di Boscotrecase); Andrea Di Palma (57 anni, di Castellammare);

Massimo Aponte (46 anni, di Castellammare). I prestanome attestavano di essere consulenti, riuscendo a strappare le credenziali necessarie per trasmettere i modelli 730 nei sistemi informatici di Agenzia delle Entrate e Inps. Ma per riuscire nell’impresa, bisognava trovare dei clienti: e loro li avevano trovati, dividendoli in almeno tre gruppi. Il primo era formato da Gennaro Di Palma (68 anni) e Antonio Rubicon-

do (53 anni), che si avvalevano della collaborazione di Antonio Porzio (47 anni), tutti di Castellammare, e Luigi Silvestri (41 anni) di Santa Maria la Carità, che si occupavano dell’area stabiese. Il secondo era formato da Domenico Monaco (46 anni, di Napoli) e Raimondo Cirillo (45 anni, di Torre del Greco), che si avvalevano della collaborazione dei cognati Mariano Cardinale (35 anni) e Roberto Di Biase (44 anni), di Carmine Di Vicino (37 anni), Giuseppe Coppola (59 anni), Rodolfo Plesinger (54 anni), Giuseppe Cantone (55 anni), Antonio Bastone (34 anni), Francesco Iaccarino (51 anni) e Giuseppe Menditto (44 anni), e si occupava di procacciare clienti tra Napoli e la provincia. Il terzo gruppo invece faceva riferimento a Gianluca Salvatore Manzo (44 anni) e Rosalia Calemma (45 anni) che si occupava della provincia di Roma e della penisola sorrentina. A questi si aggiungevano altri procacciatori occasionali come Beniamino Donnarumma (57 anni), Giovanni Comentale (38 anni) e Aniello Varriale

(44 anni).


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