Violenza minorile De Iesu da Scafati bacchetta le fiction

Violenza minorile  De Iesu da Scafati bacchetta le fiction

«Il problema della violenza minorile è un problema che deve riguardarci tutti. Tutta la società civile, ognuno di noi per le proprie competenze, scuola, famiglia, Istituzioni, abbiamo il dovere di educare questi ragazzi a crescere nel rispetto degli altri ». Così Antonio De Iesu, Questore di Napoli, ospite eccellente dell’incontro sul “Cyberbullismo e le babygang” tenutosi ieri mattina presso l’aula magna dell’Itis Antonio Pacinotti di Scafati. Ancora una volta, l’istituto sotto la guida della dirigente Adriana Miro, si configura come scuola di avanguardia, mostrando sensibilità rispetto alle tematiche psico-sociali ed attenzione alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. L’evento di ieri rientra nei Pon 2014–2020, un laboratorio che ha come scopo il miglioramento del dialogo tra genitori e figli. È la dottoressa Virginia Ciaravolo, psico-criminologa di fama nazionale e presidente dell’associazione “Maipiùviolenzainfinita” a tenere il corso. La dottoressa Ciaravolo ha ospitato prestigiosi esperti che sono intervenuti nel corso dei vari moduli. Dottor De Iesu, esiste un’emergenza baby gang? «Il fenomeno è trasversale, lo ritroviamo in tutte le regioni italiane e non solo in Campania. E’ un fenomeno che è sempre esistito e verso il quale l’attenzione è attenta e precisa come per tutti gli altri reati». Le baby gang spesso sono influenzate dai fatti di cronaca, ammaliate dal potere violento esercitato dalle famiglie criminali. Rischio emulazione? «Preferisco nominarli “branchi di minori”, poiché ci troviamo di fronte a ragazzi che commettono reati in gruppo e vanno perseguiti – puntualizza l’ex questore di Salerno – Quando si tratta di ragazzi, il rischio emulazione c’è sempre, non sono in grado di distinguere il bene dal male e spesso vivono in un vuoto abissale dove l’unico modo per esistere è l’appartenenza al gruppo. Se il vocabolario che hanno a disposizione è quello dell’aggressività, giocoforza utilizzano quelle azioni e quelle parole». Perché le cosiddette “stese” o produzioni televisive come “Gomorra” affascinano così tanto i giovani? «Se fiction come Gomorra hanno svelato al grande pubblico, il male invisibile che apparteneva a certi contesti sociali, ha allo stesso tempo dato ai giovani l’idea di un guadagno facile, di vestiti alla moda, di auto di lusso. Il fascino nell’ottenere tutto e subito, della possibilità del salto di qualità dalla miseria più profonda di quartieri dormitorio al lusso più sfrenato. E’ vero anche però che gli eroi in negativo sono sempre esistiti, a monte di una scelta del genere ci sono sempre motivazioni e ragioni individuali ». Il bullismo scolastico, è un primo passo verso l’adesione ad un baby gang? O può essere considerato un fenomeno a parte? «Anche se all’apparenza simili per alcuni meccanismi di azione, i due fenomeni sono differenti. L’unico denominatore comune è il gruppo. La differenza sostanziale è nella gravità degli atti che si commettono e nelle motivazioni di base. Il bullo agisce per una supremazia quasi sempre di tipo psicologico, il branco di minori spesso per appropriarsi di oggetti o soldi o per ribadire il proprio predominio». Le risposte delle Istituzioni? «Le Istituzioni sono impegnate a costruire percorsi di rete nel territorio, in collaborazione con tutte le agenzie educative, per fornire ai ragazzi prospettive che guardino ad un futuro. Le Forze dell’Ordine si preoccupano della sicurezza del territorio, il loro lavoro ha permesso di assicurare alla giustizia i responsabili in brevissimo tempo».

 


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