«Only you». La turista chiese pietà al barista ma il branco la stuprò ancora. Ammissioni prima degli arresti: «Ma solo sesso». In chat indizi su altri casi.

«Only you». La turista chiese pietà al barista ma il branco la stuprò ancora. Ammissioni prima degli arresti: «Ma solo sesso». In chat indizi su altri casi.

Dopo aver subìto il primo stupro a bordo piscina, ha implorato pietà a uno dei due baristi che intanto la stava trascinando nell’alloggio del personale. In questa camera, ad attenderla, c’erano «dai sei agli otto uomini», di cui due di mezza età «completamente vestiti». Gli altri erano già nudi pronti a violentarla di nuovo. Lei, Anna (nome di fantasia per tutelare la privacy), la turista inglese di 50 anni vittima del presunto stupro di gruppo, è pronta addirittura a farsi abusare ancora, ma a patto che finisse lì e che a violentarla fosse soltanto un ragazzo. Magari, proprio uno dei dipendenti del Mar hotel Alimuri, Fabio De Virgilio. Si tratta di una ricostruzione fatta dalla Procura di Torre Annunziata e che lunedì ha portato cinque ex dipendenti del Mar hotel Alimuri di Meta in carcere.

La richiesta: «Only you»

«Sembrava un fratello maggiore perché mi ha pure abbracciato – racconta la donna al sostituto procuratore Mariangela Magariello e ai poliziotti di Sorrento – Ho detto “Only you, only you” e lui mi ha rassicurata dicendo “yes, only me”. Ma non è andata così». Sì, perché invece che accettare la proposta disperata, stando alle accuse il gruppo decide di portare a termine il suo piano orribile. Anna, dopo aver bevuto assieme alla figlia un drink carico di “droga dello stupro”, perde il controllo. E viene accompagnata a bordo piscina. Poi i due baristi, Antonino Miniero e lo stesso De Virgilio, la fermano su un lettino. Lì vicino ci sono una candela accesa e una bottiglia di champagne portate dai baristi. Anna dice che lì inizia a subire il primo stupro. Ma si sente male. Così viene rivestita e trascinata in una sala. Poi è condotta all’alloggio del personale dell’hotel dove si conclude la notte choc durata quasi quattro ore. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Emma Aufieri riepiloga i momenti tra il primo e il secondo stupro con amarezza condividendo le ipotesi della Procura. «La realtà ben più agghiacciante induce la donna dapprima a pietire il male minore e poi a gridare, prima per il terrore e poi per il dolore fisico e ad esprimere a chiare lettere il suo no. In questa fase, si è di fronte ad atti sessuali violenti» perché «vi è un chiaro utilizzo di forza fisica a vincere la resistenza» della vittima. In effetti, stando ai referti dei medici inglesi, alla turista vengono riscontrate lesioni ed ecchimosi pure in prossimità di polsi e gambe. Sia chiaro: non è stata legata. Anna, per la Procura, è stata bloccata con forza agli arti per poter essere abusata per tutta la notte. C’è un retroscena: Anna dichiara che era pronta a svelare tutto e subito alla polizia, ma il tour operator le suggerì di parlarne pure con il Consolato e rientrare in patria. Anche perché la donna non era in grado di prolungare la sua sosta in Italia. Non solo. In una mail inviata al Consolato britannico di Roma alcuni giorni dopo, Anna confessa di temere una vendetta dai ragazzi, perché «in quell’albergo c’è qualcosa di oscuro».

La chat fa pensare a nuove vittime

Nell’inchiesta, evidentemente, pesano le chat. E si temono nuovi casi di violenze. Nelle conversazioni del branco ci sono indizi inquietanti. «Fratè, mi so fatto una milf ultimamente. Sempre a tavolone» è la frase che la Procura di Torre Annunziata cerchia in rosso. Sia chiaro: il commento non viene postato in “Cattive abitudini”, il gruppo WhatsApp in cui il branco scambia foto e video della turista abusata condendo i dialoghi con battute hot. Ci si vanta di questa “impresa” anche su Facebook con chi non ha preso parte al rapporto di gruppo. Lo fa subito Raffaele Regio, il ventitreenne di Torre del Greco che a un amico (non indagato) contattato su Messenger – la chat di Fb – confida ciò che è successo la notte precedente. E’ un elemento importante e che apre nuovi scenari su cui la Procura di Torre Annunziata intende fare luce. Ci sono altre possibili vittime che non hanno denunciato? L’uso di quel “sempre” da parte di Regio fa credere che ci possa essere qualcosa di più grave. Ipotesi, al momento, in attesa di riscontri. Ma dal suo canto, già il gip Aufieri, nelle 24 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita lunedì all’alba, disegna ulteriori orizzonti: «Tutti gli elementi indiziari presenti nel fascicolo fanno ritenere che gli indagati siano altamente pericolosi e costantemente inclini a commettere delitti di violenza sessuale». Secondo il giudice, quel «sempre a tavolone» usato da Regio «è indicativo e inquietante». Altre parole perentorie: «Le modalità organizzative evidenziano la non occasionalità dell’agire». E’ palese, a detta del giudice Aufieri – che terrà gli interrogatori di garanzia con gli arrestati a partire da domani mattina al carcere di Poggioreale – che i cinque ex dipendenti dell’hotel hanno una «trasgressiva» personalità connotata «dall’esigenza di soddisfare i propri perversi istinti sessuali». Senza dimenticare che, oltre a dover identificare gli altri autori del presunto stupro, la Procura e i poliziotti sono insospettiti dal metodo utilizzato dalla gang. Ovvero: andare all’assalto di una donna che la mattina seguente avrebbe lasciato l’hotel.

Vittima prescelta: «Solo la mamma»

«Evidentemente – aggiunge il gip – la vittima non a caso è stata scelta. Una volta drogata e stuprata, nella prospettiva dei responsabili, avrebbe fatto immediato ritorno nel paese di origine senza avere la materiale possibilità di sporgere una denuncia in Italia il giorno successivo e, una volta a casa, avrebbe ricordato dunque solo in parte, senza alcuna conseguenza per gli indagati, quanto vissuto». Che Anna fosse il vero bersaglio degli aggressori, pare evidenziarlo proprio il contenuto delle chat. Che rinforzano le parole proferite dagli aguzzini subito dopo la somministrazione del drink con la droga. Come dice Anna al pm Magariello, i due baristi si erano rassicurati parlando tra loro sul regolare “svolgimento” del piano d’azione. «Solo la mamma, solo la mamma» si dicono più volte seguendo la versione della turista. Non quindi la figlia della donna, portata da Anna in Italia per festeggiare il venticinquesimo compleanno due anni dopo l’improvvisa scomparsa del padre. Una festa distrutta da quella notte infernale sfociata in cinque arresti.

Confessioni prima degli arresti: «Ma solo sesso e foto»

Affiora anche un retroscena. I cinque ragazzi arrestati hanno subito ammesso di aver fatto sesso di gruppo con la turista inglese e di averla fotografata e filmata. Ma, nella loro confessione, dicono di non aver mai usato violenza e non menzionano l’uso della “droga dello stupro”. I cinque, appena una settimana dopo la notte incriminata, quella tra il 6 e il 7 ottobre 2016, rendono dichiarazioni spontanee ai poliziotti che, messi in allerta dall’Interpol – informata della denuncia che la cinquantenne fa alla polizia del Kent appena rientrata in patria – si presentano nell’albergo per una perquisizione. Nota importante e che sarà sfoderata dalla difesa: quelle confessioni, parziali, non sono state verbalizzate. E’ il 13 ottobre 2016. Anna è a casa. Da pochi giorni sta iniziando a sottoporsi a cure ed esami che serviranno a incastrare i suoi presunti aguzzini. La notizia dello stupro arriva in Italia con la Procura di Torre Annunziata che apre un fascicolo e delega le indagini al commissariato di Sorrento. La decisione è immediata: bisogna recuperare materiale e fonti di prova che possano servire a risolvere il puzzle. Così, una squadra di agenti raggiunge l’albergo di Meta. Vengono perquisiti i locali indicati da Anna come teatro delle violenze. L’ispezione va avanti nell’alloggio di servizio del personale, nel bar e a bordo piscina. Grazie al report della polizia inglese e alla foto dei baristi scattata dalla vittima prima degli abusi, gli agenti identificano De Virgilio e Miniero. Viene identificato anche Gargiulo, inguaiato per il ricordo che Anna ha del tatuaggio a forma di corona con la scritta “king” intravisto mentre il ragazzo, come evidenzia la donna, la “prende in consegna” dai baristi. I dipendenti dell’albergo capiscono perché i poliziotti stanno mettendo a soqquadro i locali – si recuperano 14 reperti, tra cui lenzuola, asciugamani e indumenti – tanto da confessare ciò che è accaduto. Non parlano di stupro. De Virgilio, Miniero e Gargiulo dicono di aver avuto rapporti sessuali con la turista scattando alcune foto con i propri cellulari. E permettono l’identificazione degli altri due complici, Raffaele Regio e Francesco Ciro D’Antonio. I cellulari dei ragazzi vengono sequestrati e la Procura, grazie ai periti informatici, recupera le conversazioni in chat prima che sparisse un video dello stupro attraverso un accesso dalla piattaforma iCloud. Una possibile nuova ipotesi per gli inquirenti con i poliziotti del commissariato di Sorrento diretti dal dirigente Donatella Grassi che lavorano sodo e, anche alla luce degli arresti, non hanno mancato di lanciare un pensiero ad Antonio Vinciguerra, già vicequestore molto stimato dagli uomini della pubblica sicurezza e da alcuni mesi ai vertici della Digos di Napoli.

Salvatore Dare


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