Delitto Elena Ceste, la Cassazione conferma la condanna per il marito

Delitto Elena Ceste, la Cassazione conferma la condanna per il marito

Elena Ceste, 37 anni, madre di quattro figli, scompare il 24 gennaio 2014 dalla sua casa di Costigliole d’Asti. E’ il marito, Michele Buoninconti, vigile del fuoco, a denunciarne la scomparsa: racconta che quel giorno lo aveva pregato di portare i figli a scuola perche’ non stava bene. Di lei nessuna traccia: partono le indagini e dopo le ipotesi di fuga volontaria, malore, disgrazia e suicidio, il corpo senza vita di Elena Ceste viene ritrovato, per caso, durante alcuni lavori di scavo, il 18 ottobre successivo, poco distante dall’abitazione, sommerso dal fango in un canale di scolo del rio Mersa, a circa 2 chilometri dalla casa di Costigliole. Il 24 ottobre, la svolta nell’inchiesta: la procura di Asti iscrive nel registro degli indagati Buoninconti, che si e’ sempre proclamato innocente. Secondo l’accusa, l’uomo ha strangolato la moglie e il movente del delitto sarebbe l’infedelta’ coniugale di Elena. L’autopsia effettuata sul cadavere della vittima mette in evidenza l’ipotesi di una morte violenta, escludendo sia il suicidio sia la morte naturale o accidentale. Il 29 gennaio del 2015 il gip di Asti, Giacomo Marson, accoglie la richiesta del pm Laura Deodato e Buoninconti viene arrestato per omicidio volontario premeditato di Elena Ceste e occultamento di cadavere, misura cautelare confermata dal Riesame e dalla Cassazione. L’uomo, detenuto prima a Verbania e poi ad Asti, viene condannato a 30 anni di reclusione, con rito abbreviato, dal gup di Asti il 4 novembre 2015, sentenza confermata dalla Corte d’assise d’appello di Torino il 15 febbraio del 2017, che ha disposto anche il sequestro conservativo dei beni dell’imputato, compresa la quota della casa che ha ereditato dalla moglie. Contro questo verdetto, Buoninconti, difeso dagli avvocati Giuseppe Marazzita ed Enrico Scolati, ha presentato ricorso in Cassazione: la prima sezione penale della Suprema Corte e’ chiamata oggi a decidere se confermare o meno la condanna a 30 anni per l’imputato. Se il ricorso sara’ bocciato, la condanna diventera’ definitiva. Parti civili nel processo, i familiari di Elena Ceste e l’associazione Penelope, che riunisce e sostiene le famiglie di persone scomparse.


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