Truffa a Sky e Mediaset con segnali decriptati. In carcere 2 sarnesi

Truffa a Sky e Mediaset con segnali decriptati. In carcere 2 sarnesi
Una telecamera all'interno dello stadio Meazza a Milano, in una immagine d'archivio. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Decriptavano illecitamente i segnali Sky e Mediaset Premium: l’inchiesta partita da Roma e arrivata in 20 regioni d’Italia, ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 persone e ad oltre 50 perquisizioni. In carcere sono finiti Antonino Sangregorio, 39enne residente a Lorrach (Germania), Raimondo Milone, 31enne residente a Sarno, Gianni Polito, 28enne residente a Pordenone, Luigi Diodato, 22enne residente a Sarno e Simone Maracchioni, Attraverso indagini tecniche e sul campo e la meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari, veicolati prevalentemente mediante carte di credito prepagate o piattaforme web di pagamento, gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Capitale hanno ricostruito l’attività delittuosa di una struttura criminale piramidale dedita all’illecita decriptazione e diffusione di contenuti televisivi pay-per-view attraverso la rete internet. Fulcro dell’organizzazione erano le centrali “sorgenti”, situate presso società, attività commerciali, abitazioni private, garage e capannoni industriali (a Sarno e confine con Scafati), all’interno delle quali erano installate apparecchiature informatiche in grado di decriptare il segnale delle emittenti pay-tv Sky Tv e Mediaset Premium, utilizzando schede regolarmente acquistate dai membri del sodalizio o da terzi, per poi farlo confluire su server esteri appositamente noleggiati. Dopo aver creato, in tal modo, il bouquet di canali, il gruppo criminale provvedeva ad abilitare i clienti privati alla visione, tramite codici di accesso, su smart-tv, personal computer, tablet e smartphone, dietro pagamento di abbonamenti illeciti a prezzi fortemente concorrenzial i(tra i 15 e i 20 euro, a fronte di un valore commerciale di oltre 100 euro). Il volume d’affari complessivo ricostruito dal 2015 ad oggi ammonta a oltre un milione di euro. Rispondono di reati in materia di pirateria audio-visiva e riciclaggio. (Nei confronti di 12 di essi si procede anche per il reato di associazione per delinquere

 


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