Ragazzina stuprata, docenti e genitori sono riusciti a farsi raccontare il dramma dopo un mese

Ragazzina stuprata, docenti e genitori sono riusciti a farsi raccontare il dramma dopo un mese

Per un mese non ha detto nulla. Poi una ragazzina di appena 12 anni, sostenuta dai suoi genitori e dai suoi insegnanti, ha denunciato di essere stata stuprata da tre minorenni. E dopo un’indagine condotta nel massimo riserbo, oggi la polizia ha fermato tre ragazzi tra i 14 ed i 16 anni accusati di essere gli autori della violenza. La 12enne ha raccontato agli investigatori l’incubo vissuto lo scorso aprile a Castellamare di Stabia: ha accettato un invito di un ragazzo piu’ grande per fare un giro in motorino. Ma quel giro si e’ trasformato in una trappola quando il ragazzo l’ha condotta in un luogo appartato, in campagna. E’ li’ che sarebbero avvenuti gli abusi anche da parte di altri due adolescenti, giunti nel frattempo. Per un mese la ragazzina e’ rimasta in silenzio, tenendosi tutto dentro. Ma le ferite di quella violenza subita non si sono mai rimarginate. Le sue condizioni emotive erano visibilmente mutate. Cosi’ docenti e familiari sono riusciti a farsi raccontare l’accaduto e poi ad allertare la polizia che per settimane, nel piu’ assoluto riserbo, ha condotto le indagini. La svolta c’e’ stata nella mattinata di oggi quando gli agenti della mobile e del commissariato di Castellammare di Stabia hanno fermato i tre ragazzi. “Nessun trionfalismo ne’ giustizialismo. L’obiettivo della famiglia e’ solo quello di tutelare la privacy della ragazza”, ha detto l’avvocato Roberto Chiavarone, che assiste la famiglia della vittima. Il legale conferma che la famiglia ha appreso della notizia del fermo. Per il consigliere regionale della Campania, Francesco Borrelli (Verdi), che ha fatto i complimenti alla polizia per il lavoro svolto, ora bisogna proseguire “con la massima celerita’ nell’accertamento delle responsabilita’”. Per Maria Luisa Iavarone, la mamma di Arturo, il ragazzo ferito il 18 dicembre scorso in via Foria a Napoli, sottolinea invece che “bisogna porre subito un argine, stare accanto a questi ragazzi”, perche’ “pensano che tutto e’ consentito”. Dopo l’aggressione al figlio, Iavarone, che e’ docente di Pedagogia nell’universita’ “Parthenope” di Napoli, e’ scesa in campo per chiedere non solo la tutela dei ragazzi vittime di atti di violenza e di bullismo, ma anche l’avvio di percorsi di accompagnamento degli stessi minori che ne sono autori. “Serve una strategia che preveda percorsi di repressione e anche di prevenzione – dice ancora Iavarone, che ha promosso l’associazione Artur – ed avere la consapevolezza che dietro un minore che sbaglia c’e’ sempre qualcosa che non ha funzionato”. “Anche quello della violenza e’ un linguaggio – ha detto in ultimo – la cui grammatica noi abbiamo il dovere di correggere”


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