Calciatore ucciso con un colpo di pistola

Calciatore ucciso con un colpo di pistola

Ventiquattro anni dopo la tragica fine del capitano della nazionale, Andres Escobar, il calcio colombiano e’ ancora in lutto. Che sia per colpa di un autogol o di un movente passionale, poco conta. Restano il dolore e lo sgomento. Come quello che accompagna la tragica fine di Alejandro Penaranda, 24 anni, ala del Cortulua, una squadra che milita nella Primera B colombiana e omonimo dell’ex giocatore dell’Udinese, freddato da un killer mentre si trovava in casa di un altro calciatore, Christian Martinez Borja, in un barrio di Cali’: un uomo e’ entrato, ha chiesto a Penaranda di una donna e poi ha sparato a lui e al suo compagno di squadra Izguierdo, rimasto ferito e ora in prognosi riservata. Le ferite da arma da fuoco sono invece state letali per Penaranda, trasportato in ospedale in condizioni disperate e deceduto subito dopo. Le prime ricostruzioni della polizia locale parlano di una persona, poi fuggita, che avrebbe sparato all’impazzata dal cancello, e lasciano pensare a un motivo passionale come movente del delitto. In ogni caso, Penaranda entra nella triste lista dei calciatori colombiani vittime di violenza, da Andres Escobar, che proprio la Fifa omaggia oggi con un video a 24 anni dal suo omicidio, a Palomo Usuriaga, astro nascente della nazionale sudamericana freddato nel 2004. Gli omicidi nel mondo del pallone arrivano sempre da lontano, Sudamerica o Russia che sia, e non sempre, non solo, sono legati a storie di scommesse e malavita come quello – il piu’ famoso di tutti – di Andres Escobar. L’uccisione oggi di Penaranda riporta alla mente proprio il dramma del capitano della nazionale colombiana, assassinato il 2 luglio 1994 da un ubriaco che gli sparo’ all’uscita di un bar di Medellin. A segnare il destino dell’allora 27enne difensore era stato un autogol durante il Mondiale del ’94, costato l’eliminazione dal torneo. Storie di scommesse e di malavita mai chiarite sono all’origine dell’omicidio. Per i tifosi italiani, la ‘madre’ di tutte le tragiche uccisioni di calciatori e’ senza dubbio quella di Luciano Re Cecconi: uno scherzo trasformato in tragedia il 18 gennaio del ’77, il colpo di pistola sparato dal gioielliere al quale il centrocampista della Lazio aveva finto una rapina. Una morte assurda. Un altro caso clamoroso ci fu a ridosso dei Mondiali 2010: la stella dal Paraguay, l’attaccante Cabanas, fu colpito alla testa da un proiettile nel bagno di una discoteca di Citta’ del Messico. Si salvera’, ma il ricordo di piombo di quella lite per questioni di donne gli rimane conficcato nella tempia. Piu’ recentemente, a dicembre 2014, Franco Nieto, 33nne calciatore argentino, e’ morto, colpito da un mattone alla testa, dopo essere stato aggredito da tifosi avversari. Due anni prima a morire era stato la stella della nazionale venezuelana di calcetto, ucciso a colpi di arma da fuoco dopo una discussione in spiaggia. Sempre nel 2012, un altro ventenne, Lauro Bugatto, e’ stato ucciso da una pallottola vagante dopo essersi trovato in mezzo ad una sparatoria nell’hinterland di Baires. Altra tragedia e altro giovane a perdere la vita nel 2011: 19enne centrocampista dell’America di Belo Horizonte mori’ durante un tentativo di rapina.


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