Elena Pontoriero

Sant’Antonio Abate. Perseguitata e umiliata dall’ex: «Temo per me e mia figlia»

Sant’Antonio Abate. Perseguitata e umiliata dall’ex: «Temo per me e mia figlia»

Elena Pontoriero

Umiliata e minacciata dalla persona che le aveva giurato amore eterno. Una tecnica “raffinata”, quella da parte di un adescatore seriale di Palma Campania che ha indossato gli abiti di un uomo romantico e perbene, di una notissima e facoltosa famiglia di imprenditori palmesi. Sono bastati 4 mesi, rivelatisi poi lunghissimi, a distruggere per sempre la vita di Sofia (nome di fantasia per tutelarne la privacy) mamma e medico di Sant’Antonio Abate. «Sono sola a combattere contro una persona con cui ho diviso lo stesso tetto per due mesi. Ho paura per me e per la mia bimba. E’ una persona pericolosa ma purtroppo, nonostante la denuncia, nessun provvedimento è stato ancora preso». Comincia il difficile racconto Sofia, una donna forte ma con alle spalle già una grande delusione. Un matrimonio finito pochi mesi dopo il fatidico “sì” «perché era semplicemente un opportunista. Da quando è nata mia figlia non ha mai visto la bambina. Ma la mia famiglia mi ha fatto da scudo e ha protetto noi due fino a qualche mese fa quando, a una cena con amici, si è presentato “lui”.

Soltanto dopo aver concluso questa relazione sono riuscita a comprendere i tanti comportamenti a cui non riuscivo a dare una spiegazione. Una notte eravamo a letto e io già dormivo. Lui mi ha scoperta e alzato la camicia. Io ero supina. In quel momento scattò una foto senza che me ne accorgessi. Quello che poi è accaduto è sconvolgente. Quella immagine così intima ha cominciato a girare, soprattutto su whatsapp. Sono venuta a conoscenza della divulgazione perché alcune persone che conosco e che ho presentato anche a lui mi hanno avvisata. Un incubo che mi ha fatto cadere più e più volte. Ho pensato anche che non valeva più la pena di vivere. Perché non mi sento protetta dalle istituzioni e dalle autorità. Questa persona è un adescatore seriale e va fermata subito». Un racconto fiume, uno sfogo che Sofia affida a Metropolis, chiedendo di mettere in guardia le donne dai finti signori, di stare attente a segnali che potrebbero rivelarsi campanelli di allarme. «Non mi ha mai fatto male fisicamente, ma le sue aggressioni hanno lasciato comunque un segno indelebile. Mi ha violentata psicologicamente, demolendo la mia personalità giorno dopo giorno. Non avendo trovato subito terreno fertile, ha allargato il tiro. Ha denigrato mia figlia con frasi come «vali zero, non sei nessuno». Diceva che non voleva che la piccola andasse a casa sua. Frasi dette a una bimba di 9 anni. Ha cominciato ad avere strani comportamenti quando non mi sono più fidata di ciò che diceva. Restava a casa e non andava al lavoro, nell’azienda di famiglia.

E alla mia domanda «perché anche oggi non vai in fabbrica?» lui mi rispondeva «sono cose mie, posso lavorare anche da qui. Ho litigato con la mia famiglia ». Una sera eravamo a Palma Campania e usciti da casa lui aveva appena discusso con la mamma. Armato di mazza da baseball ha distrutto la vettura della madre colpendola violentemente. Rimasi basita. Lui mi guardò e mi disse «meglio distruggere le cose che andare a Poggioreale per aver ucciso un genitore». Ormai erano troppi i segnali preoccupanti e l’aumento di violenza cominciò a impaurirmi. Presi le distanze e sollecitata da mia figlia che guardandomi negli occhi mi disse «mamma lascialo, ti prego liberiamoci di lui», seguì il consiglio e interruppi la relazione». Ma il signore romantico e perbene si è poi trasformato in un aguzzino. Minacciando quotidianamente Sofia, contattando amici e parenti della donna. «Ho scoperto soltanto dopo che non era laureato. Che mi ha riempito la testa di bugie. Che mi ha denunciato alla guardia di finanza affermando, falsamente, che prendevo soldi in nero dai pazienti che venivano in studio da me. Inoltre mi ha chiesto ripetutamente soldi, minacciandomi in ogni modo. Ha raccontato a tutti che nella cassaforte che ho a casa nascondo pietre preziose, provento di “regali” fatti dai pazienti. Mi perseguita sui social e con messaggi sul cellulare. é un continuo. Ad aprile ho denunciato direttamente in Procura quanto accaduto ma, ad oggi, nulla si è mosso. Lui sa bene dove vivo con mia figlia e conosce ogni singolo posto che frequento per lavoro. Sa dove mia figlia va a scuola. Tutto quanto ha fatto a me, tra l’altro, è già accaduto con una sua ex. Sono stata contattata, infatti, da una ragazza che mi ha raccontato le identiche bugie e comportamenti che quest’uomo mette in atto per conquistare le sue vittime. Poi comincia la fase di “demolizione” della donna, fino alla richiesta di denaro. Un comportamento che continuerà, ne sono sicura: ci saranno altre vittime. Per questo spero che la mia testimonianza possa aiutare le donne che, spesso, per paura non denunciano e preferiscono tenersi un orco al fianco».

 


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