Troppa plastica nel Mediterraneo, acquari salvavita

Troppa plastica nel Mediterraneo, acquari salvavita
The search center and clinic of "Centro Ricerche - Osservatorio Golfo di Napoli e Turtle Point" (Serching and obseving the Gulf and turtlr point) at Stazione Zoologica (zoological point) Anton Dohrn in Naples, 20 January 2017. Zoological Point has a nursery for puppies, a hospital treating injured animals, laboratories for research and educational exhibition is the largest Marine Turtles Research Centre of the Mediterranean which opens tomorrow in Italy. The center was built by Anton Dohrn Zoological Station, with the contribution of the Campania Region. It is located in Portici (near Naples), in the historical complex that was Slaughterhouse Bourbon, made available free by the municipality. ANSA/CESARE ABBATE/

Napoli  – Enormi acquari in mare sorveglieranno il Mediterraneo invaso dalla plastica, con 115.000 particelle per chilometro quadrato, e ne valuteranno l’impatto sulla vita marina. L’esperimento e’ stato messo a punto dalla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli. Il presidente, Roberto Danovaro, lo ha annunciato alla vigilia del convegno organizzato nel capoluogo campano dall’ente di ricerca in occasione della Giornata mondiale degli Oceani, che ricorre l’8 giugno. “Questa giornata – ha rilevato – vuole ricordare l’importanza di comprendere e valorizzare la risorsa mare, che fornisce beni e servizi gratis all’uomo, come meta’ dell’ossigeno che respiriamo, ma che rischia di essere messa in crisi per l’uso maldestro”. Uno dei problemi maggiori del mare, compreso il Mediterraneo, e’ l’inquinamento da plastica: “Secondo gli ultimi dati del progetto Tara, a cui abbiamo partecipato – ha detto Danovaro – nel Mediterraneo vi sono 115 mila particelle di plastica per chilometro quadrato”, che si accumulano perche’ e’ un bacino semichiuso e anche molto trafficato. “La sua superficie – ha aggiunto – rappresenta l’1% degli oceani globali, ma il traffico marittimo supera in alcuni casi il 30% di quello globale”. Inoltre le plastiche sono anche in via di progressiva frammentazione. “Man mano che andiamo a studiare le componenti microscopiche ne troviamo sempre di piu’, quindi e’ difficile dare un numero assoluto”, ha spiegato Danovaro. Per ‘bonificare’ mari e oceani da queste particelle un aiuto potrebbe arrivare dagli stessi microrganismi marini. “Si sta lavorando – ha continuato – alla selezione di batteri in grado di decomporre la plastica e trasformarla in elementi inerti, ma la ricerca e’ a livelli ancora sperimentali e l’applicazione richiedera’ del tempo”. Intanto la Stazione Zoologica, ha concluso il presidente, si sta occupando di una serie di sperimentazioni per valutare l’effetto delle microplastiche, per la prima volta in campo. A questo scopo, conclude Danovaro, “si lasceranno in mare enormi acquari per vedere l’impatto delle microplastiche sulle componenti del plancton poiche’ il rischio e’ che i frammenti vengano ingeriti e accumulati dagli organismi, dai piu’ piccoli ai piu’ grandi e alla fine possano essere trasferiti all’uomo, con danni che ancora non sappiamo ben quantificare”


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