Ciro Formisano

Minacce e botte alla compagna «Io, pestata davanti a mio figlio»

Minacce e botte alla compagna «Io, pestata davanti a mio figlio»
(SIMULAZIONE) Una simulazione di un'aggressione a una donna, Roma, 17 ottobre 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Ciro Formisano

Poggiomarino  – «Prima mi ha tagliato la strada con la sua auto, poi è sceso e ha iniziato a schiaffeggiarmi davanti a tutti. Mi hanno salvata alcuni passanti che lo hanno bloccato con la forza. Tutto sotto gli occhi di nostro figlio di appena un anno e mezzo che era in auto e piangeva disperato». E’ una triste storia di violenza, ricatti e camorra quella che una giovane mamma di 26 anni racconta davanti al giudice monocratico Luca Della Ragione del tribunale di Torre Annunziata. «I cittadini volevano fermarlo e lui ha cominciato a gridare: “Toglietemi le mani da dosso, io sono un parente del boss di Poggiomarino”».Passaggi della deposizione choc che ha di fatto aperto il processo a carico di un 30enne originario della cittadina vesuviana. L’uomo è accusato di aver pestato a sangue la madre di suo figlio in strada nel 2016. Ieri mattina la 26enne di Poggiomarino, è salita sul banco dei testimoni per ricostruire l’intera vicenda. «Siamo stati fidanzati per 4 anni, poi ho deciso di lasciarlo per le continue violenze che subivo. Da questa relazione è nato un bambino che all’epoca dei fatti aveva appena un anno e mezzo. Ma nonostante la nostra separazione lui ha continuato a tormentarmi. Mi pedinava quando veniva a prendere il bambino per la visita settimanale».Inseguimenti, insulti e anche minacce. Con tanto di telefonate in cui cercava di incuterle timore. «Voleva intimidirmi, mi diceva: “Ti faccio fare una brutta fine», le parole della 26enne. Tutto fino a quel terribile giorno di 2 anni fa. «Era venuto a prendere il bambino – le parole della donna – Poi ha iniziato a seguirmi. A un certo punto è sceso dalla macchina e ha cominciato a insultarmi e schiaffeggiarmi. Il tutto sotto gli occhi di decine di persone. E’ stata un’umiliazione».Ma nonostante l’area vesuviana si trascini dietro l’etichettadi terra dei femminicidi – 2 sono le donne ammazzate dai propri ex negli ultimi 2 anni – la gente non resta a guardare. I cittadini si ribellano a quella folle violenza e corrono in difesa della 26enne. «Lo hanno bloccato subito e un signore gli ha addirittura sfilato le chiavi dell’auto per impedirgli di scappare – ha proseguito la giovanemamma di Poggiomarino nel corso della sua deposizione – Io nel frattempo ho acceso il cellulare, cominciando a riprendere l’intera scena». Accerchiato dalla folla, l’uomo allora decide di “spendere” il nome di quel suo parente camorrista. «Ha gridato: “Datemi le chiavi, io sono il cugino del boss”». Una mossa convincente. Al punto che «qualcuno gli ha effettivamente riconsegnato le chiavi consentendogli di scappare». «Nell’auto con lui c’era nostro figlio che piangeva disperato». Flash inquietanti di una brutta storia che da anni vede vittima, almeno a suo dire, la 26enne. «Sono tante le denunce che ho presentato in questi anni per le violenze, le aggressioni, le minacce e i pedinamenti che ho subito da parte del mio ex. Denunce che hanno portato a un provvedimento emesso dal tribunale per i minori che gli ha impedito di rivedere nostro figlio».


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