Monica Paolino rompe il silenzio «Nessun pizzino diretto ai clan»

Monica Paolino rompe il silenzio «Nessun pizzino diretto ai clan»

 

Scafati – Sarebbe stata una leggerezza, dettata dall’emotività e dallo stress di stare lontano dai suoi cari, ad aver condotto di nuovo in carcere Pasquale Aliberti, dopo che il Tribunale di Nocera Inferiore ha accolto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata dalla procura antimafia di Salerno. A svelarlo è Monica Paolino, moglie dell’ex primo cittadino, anch’essa imputata nel processo Sarastra. «Potevamo gestire meglio la situazione? La risposta più ovvia è si – rompe il silenzio con un post su Facebook la consigliera regionale Anche se giudicare dall’esterno è molto più semplice che vivere le situazioni in prima persona, bisogna calarsi nei panni e nella pelle degli altri per poter davvero capire. E nel nostro caso c’è veramente poco da capire». Avrebbe violato il divieto di comunicare con l’esterno, attraverso missive fatte recapitare ai suoi fedelissimi a Scafati. Lettere di fatto mai ritrovate ma svelate da intercettazioni ambientali. In particolare a carico del fratello Nello, anch’esso imputato, e della stessa consigliera regionale. «Nell’oggetto della violazione del dispositivo non c’è, infatti, nessun contatto con gli ambienti camorristici cui si fa riferimento nell’inchiesta ‘Sarastra’, nelle presunte missive che sarebbero state smistate da Roccaraso, non ci sarebbero indicazioni o ‘pizzini’ alla camorra, ma esternazioni d’affetto e d’amicizia di un uomo solo, fortemente provato dalla detenzione prima al carcere di Fuorni e poi agli arresti domiciliari a Roccaraso – scrive la Paolino – E dunque, potevamo gestire meglio la situazione? Si, potevamo, ma potevamo tutti, Giustizia compresa. Perchè è giusto rispettare le regole, è giusto controllare minuto per minuto, secondo per secondo l’ex sindaco, è giusto anche concentrarsi sul peso delle parole piuttosto che sul nocciolo vero della questione, e cioè l’esistenza o meno dei rapporti tra l’ex sindaco e il clan, ma l’essere umano con le sue sensibilità e le sue fragilità dovrebbe sempre essere rispettato. Soprattutto quando è allo stremo delle forze e la sua famiglia è a pezzi». Chiede più umanità. «La sua, la nostra onestà non è di certo messa in discussione da qualche leggerezza o errore umano. Si, perchè tutti, dovremmo sempre ricordarlo: siamo umani». Secca la replica del Pd. «Solidarietà umana ma deve dimettersi».


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