Alberto Dortucci

Torre del Greco, primo scontro in maggioranza: il politico-ultrà stoppa Gaglione

Torre del Greco, primo scontro in maggioranza: il politico-ultrà stoppa Gaglione

Alberto Dortucci

Torre del Greco. «Prima vinciamo, poi litighiamo». La «filosofia» del centrodestra targato Ciro Borriello viene subito «adottata» dalla carovana del buongoverno guidata da Giovanni Palomba. Perché, cambiando il nome del sindaco e non lo «zoccolo duro» della squadra di governo cittadino, il risultato resta invariato. E già alla prima riunione interpartitica organizzata all’indomani del trionfo al ballottaggio contro Luigi Mele, non sono mancati momenti di tensione e scontro.

Revival degli anni Novanta

L’incontro post-voto è stato organizzato a casa di Tommaso D’Ambrosio, esattamente come a fine anni Novanta. Al posto dell’indimenticato sindaco Francesco Palomba – storico simbolo della Democrazia Cristiana all’ombra del Vesuvio – c’era il figlio fresco di proclamazione ufficiale e, seduti intorno a un tavolo, diversi protagonisti del traumatico passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Oggetto della discussione: alcuni provvedimenti urgenti in materia di rifiuti e viabilità nonché l’avvio delle trattative per la composizione della giunta. Subito bocciata l’idea di un esecutivo esclusivamente tecnico, inizialmente ventilata dal primo cittadino per provare a lanciare un segnale di netta discontinuità rispetto al passato. Con una sola eccezione: la delega all’ambiente.

La «bomba» della Nu

Perché, all’interno dello schieramento uscito vincitore dalle elezioni, nessuno ignora il problema della nettezza urbana. Un problema già costato l’arresto all’ex sindaco Ciro Borriello e finito nuovamente – proprio durante la campagna elettorale – sotto i riflettori della procura di Torre Annunziata per la vicenda legata all’assunzione part-time di 50 netturbini tramite il progetto garanzia giovani. L’idea condivisa da tutti gli alleati porta alla nomina di un «profilo istituzionale» in grado di rappresentare una sorta di garanzia e trasparenza per l’intera coalizione. Preferibilmente donna, vista la difficoltà – fatta eccezione per l’avvocato Luisa Liguoro, attualmente prima dei non eletti della lista civica «Ci vuole coraggio» – a individuare quote rosa.

La doppietta di mister Pd

Fino a qui, tutto tranquillo. Il clima, invece, si è surriscaldato al momento dei «desiderata» espressi da alcuni consiglieri comunali. A scatenare qualche malumore, in primis, la «doppietta» calata sul tavolo da mister 1.400 voti: Felice Gaglione – forte del doppio successo in tandem con Iolanda Mennella – punterebbe alla presidenza del consiglio comunale e a un assessorato da assegnare a Salvatore Romano, l’ex capogruppo del Pd diventato insieme al consigliere regionale Loredana Raia suo principale sponsor elettorale. Una manovra da «asso pigliatutto» arginata da diversi alleati, a partire da Luigi Caldarola – presente all’incontro – per finire al politico-ultrà Pasquale Brancaccio, assente all’incontro e pronto a «recuperare terreno» a dodici ore di distanza. «Personalmente, ritengo di avere le carte in regola per un ruolo già ricoperto in passato – i concetti espressi da Pasquale Brancaccio – Rispetto le ambizioni di tutti, ma vedremo in consiglio comunale chi avrà i voti necessari per essere eletto capo dell’assise». Non propriamente una dichiarazione d’amore indirizzata all’ex fedelissimo di Donato Capone, pronto a fare pesare il suo «bottino» di preferenze.

Il nuovo appuntamento

I promotori della carovana del buongoverno si ritroveranno nel fine settimana per provare, in primis, a individuare un «criterio» utile all’individuazione degli assessori. Non è escluso il ricorso al sempreverde manuale Cencelli – un esponente in giunta per ogni due consiglieri comunali – già adottato in passato da Ciro Borriello per la formazione dei suoi esecutivi. Perché cambiando il nome del sindaco e non lo «zoccolo duro» della squadra di governo cittadino, il risultato resta invariato.