Alberto Dortucci

Borriello, un anno dopo l’arresto: «Così hanno distrutto Torre del Greco»

Borriello, un anno dopo l’arresto: «Così hanno distrutto Torre del Greco»

Alberto Dortucci

Torre del Greco. La sera precedente era rientrato a Torre del Greco, dopo una settimana di vacanza a San Pietroburgo. Mancavano 10 giorni alla scadenza dei termini per il ritiro delle dimissioni presentate in consiglio comunale e la guardia di finanza bussò al cancello del villino di via del Monte per notificare a Ciro Borriello un’ordinanza di custodia in carcere per corruzione e falso ideologico legate al business dei rifiuti. Era il 7 agosto 2017, esattamente un anno fa: il sindaco venne arrestato e finì a Poggioreale. Da dove uscì il 22 agosto su ordine dei giudici del tribunale del Riesame, pronti a cancellare parte delle accuse avanzate dalla procura di Torre Annunziata. Il prossimo 19 settembre comincerà il processo di primo grado.

Esattamente un anno fa, finiva in carcere per presunte mazzette relative all’appalto dei rifiuti. Cosa ricorda di quella giornata così buia?

Il giorno dell’arresto e le successive due settimane trascorse a Poggioreale non saranno mai cancellate dalla mia vita. Mi è rimasta dentro un’enorme amarezza, perché è crollata la mia fiducia nella giustizia. Non si può arrestare un sindaco capace di fare risparmiare due milioni di euro ai cittadini, non si può accusare qualcuno di prendere mazzette senza alcuna prova. La verità verrà fuori durante il processo, quando emergeranno le intercettazioni delle telefonate con cui il comandante dei carabinieri Vincenzo Amitrano chiedeva di pulire la città perché i rifiuti intralciavano il traffico e il tenente dei vigili urbani Gerardo Visciano chiedeva all’assessore Salvatore Quirino di fare rimuovere l’immondizia da alcuni quartieri sommersi dai sacchetti: entrambe le richieste arrivarono lo stesso giorno in cui venne firmata l’ordinanza di grave pericolo igienico-sanitario sul territorio. L’emergenza era sotto gli occhi di tutti.

A mente fredda, pensa sia stata un’inchiesta politica?

Non ho mai voluto credere a un’ipotesi del genere, ma il dubbio è legittimo. A meno che non si voglia parlare di superficialità: basta leggere con attenzione gli atti della guardia di finanza per scoprire errori madornali, come l’interpretazione dei 20.000 euro. Basta ascoltare il dialogo per capire come il riferimento fosse agli extra riconosciuti ai lavoratori per il fitto mensile di un capannone da utilizzare come spogliatoio. Elementi destinati a venire fuori durante il dibattimento.

Intanto è passato un anno, alla guida di Torre del Greco oggi c’è un nuovo sindaco. Come ritrova la città che ha amministrato per otto degli ultimi dieci anni?

La città è in ginocchio sotto il profilo igienico-sanitario, viviamo in una situazione potenzialmente esplosiva e la nuova amministrazione comunale brancola nel buio. Non si può solo incolpare i cittadini, bisogna adottare provvedimenti seri e risolutivi. In campagna elettorale l’attuale sindaco aveva promesso il «porta a porta». Oggi, invece, sostiene non sia una soluzione praticabile. L’attuale primo cittadino e il nuovo assessore all’ambiente sostengono che il piano industriale per la raccolta dei rifiuti approvato dalla sua amministrazione comunale è impossibile. Immagino non sia d’accordo. Prima di essere approvato in consiglio comunale, l’attuale piano industriale è passato al vaglio dell’Anac con parere positivo. La ditta vincitrice dell’appalto avrà letto il capitolato prima di partecipare alla gara? Oppure i problemi sono nati solo all’indomani dell’aggiudicazione? Non ho mai visto effettuato il lavaggio delle strade né rispettati vari punti del piano industriale. Oggi mi vergogno delle condizioni delle isole ecologiche, ma l’attuale disastro è figlio del mancato rispetto del capitolato di gara.

Il sindaco Giovanni Palomba dice di avere le mani legate. Di non potere rescindere il contratto con il consorzio Gema perché il contratto non è mai stato firmato.

Neanche la Ego Eco aveva un contratto, ma se la ditta è incompetente deve essere cacciata via per salvaguardare la salute dei cittadini.

Un sindaco «decisionista» ora cosa farebbe?

Se fossi Giovanni Palomba e fossi convinto del cattivo funzionamento del sistema, manderei via il consorzio Gema e promuoverei una nuova gara a inviti per sei mesi. Intanto studierei una soluzione per risolvere definitivamente il problema.

Oggi è più forte il rammarico per essere stato costretto a lasciare la politica o la rabbia per lo stato in cui versa la città?

Ho fatto una scelta, ma la rabbia c’è. Perché non noto semplice incompetenza, ma vera e propria strafottenza. La responsabilità di un sindaco è trovare soluzioni, non accampare scuse.