Castellammare. Partono gli abbattimenti, demolito un capannone a via Napoli

Castellammare. Partono gli abbattimenti, demolito un capannone a via Napoli

Ruspe all’alba nella periferia nord di Castellammare. Partono le demolizioni dei manufatti abusivi sul territorio stabiese.E a farne le spese è un capannone situato in via Napoli, adoperato da un’impresa edile come deposito per materiali di vario genere. Una struttura in cemento armato, con tetto in lamiera, che occupava abusivamente il suolo pubblico e che era stata oggetto di sentenza avversa ai proprietari ormai oltre un decennio fa, rendendo così inevitabile la demolizione.Si tratta soltanto della prima sentenza divenuta esecutiva in un 2018 che si preannuncia come l’anno dell’avvio degli abbattimenti a Castellammare di Stabia. Risale a febbraio la relazione della Procura della Repubblica che intima al Comune di mettere in pratica 18 sentenze in giudicato relative a demolizioni di fabbricati abusivi sul territorio stabiese.A tal proposito, nel bilancio di previsione 2018 è stato incluso uno stanziamento da 300mila euro per gli abbattimenti delle costruzioni abusive, al fine di dar seguito a sentenze risalenti a quasi due decenni fa. In pratica, il Comune dovrebbe attingere alla Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce il fondo per le demolizioni, per poi rimborsare la cifra attraverso lo stanziamento predisposto a bilancio, che potrebbe tornare utile per almeno un terzo delle demolizioni imposte dalla Procura. Il caso più eclatante riguarda la collina di Varano, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio rappresenta da oltre mezzo secolo un freno allo sviluppo del patrimonio archeologico che insiste su quell’area. Nel caso specifico, sarebbero centinaia i manufatti abusivi situati a Varano, molti dei quali oggetto di sentenze di demolizione non ancora eseguite. Tra queste ultime, il fondo agricolo trasformato in un agglomerato abitativo nell’area sovrastante alla Villa del Pastore. Ma anche il manufatto situato a due passi dall’ingresso di Villa San Marco dovrebbe rientrare tra le strutture da sgomberare e poi abbattere, per dare riscontro alle richieste di Massimo Osanna, presidente del Parco Archeologico di Pompei, che intende avviare la fase di crescita e sviluppo degli scavi di Stabia a partire dal contrasto all’abusivismo edilizio imperante sulla collina di Varano.


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