Il futuro del giornalismo nell’era dei disinformati

Il futuro del giornalismo nell’era dei disinformati

Fake news, crisi dei giornali e precariato da fame per i giornalisti. Viene da pensare che sia quasi eroico oggi scegliere di fare il giornalista o di investire nell’editoria al cospetto del quadro emerso dal convegno sui “Giornalismi nella società della disinformazione” organizzato dall’Università Suor Orsola Benincasa in collaborazione con l’Agcom nell’ambito delle iniziative della Settimana nazionale della Sociologia. Per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili e l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una notizia bufala sul web. Il dibattito al Suor Orsola parte dai dati scioccanti emersi dal rapporto “Infosfera” sull’universo mediatico italiano realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Ateneo napoletano guidato da Umberto Costantini, che li ha illustrati in sala. Una sala gremita di giovani aspiranti giornalisti. Dagli allievi della Scuola di Giornalismo “Suor Orsola Benincasa” diretta da Marco Demarco ai giovanissimi studenti del Laboratorio di giornalismo crossmediale diretto da Ilenia Menale al Liceo Scientifico Enrico Fermi di Aversa. Eppure non c’è solo da essere pessimisti come ha spiegato il commissario Agcom, Mario Morcellini. Il problema è quello di studiare, capire e affrontare la crisi del giornalismo del Terzo Millennio o meglio quella dei tanti giornalismi dell’era digitale. «Una seria analisi della crisi del giornalismo deve partire da una chiave interpretativa radicale – ha spiegato Morcellini – e non dobbiamo più limitarci a censire i cambiamenti intervenuti in questo campo, ma dobbiamo puntare a spiegare profondamente il loro impatto anche sulla società e sul concetto stesso di democrazia». Una nuova impostazione da cui l’Agcom è partita mettendo la crisi del giornalismo al centro delle analisi degli incontri del suo ventennale. Analisi ricche di dati accessibili online sul sito dell’Authority grazie ai lavori dall’Osservatorio sul giornalismo e al Rapporto sul consumo di informazione. «Il processo di cambiamento del giornalismo si accompagna per di più alla facilità, in larga misura inedita, con cui le notizie sono alterate da processi di manipolazione e di falsificazione». Ha evidenziato Morcellini spiegando come «le fake news non sono solo una patologia del sistema informativo ma assurgono quasi a metafora del tempo in cui viviamo: dalla società dell’informazione, di cui tutti ci riempiamo la bocca, rischiamo così di passare ad una società della disinformazione». Un sistema, in verità, pieno di contraddizioni come è emerso anche dai dati del rapporto Infosfera. Per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili. Eppure per il 96% il sistema di informazione non è la dimostrazione che la democrazia italiana è in salute e per il 98% non è la dimostrazione che la democrazia italiana è debole. «Non viene quindi messo in relazione lo stato del sistema di informazione con la qualità della democrazia – ha spiegato Costantini – e di conseguenza con il concetto di libertà che anzi viene percepita positivamente dalla supposta libertà garantita dalla rete». Appare evidente, quindi, che ci sia innanzitutto un problema culturale. E allora forse il problema della crisi del sistema dell’informazione si potrà risolvere proprio con una buona formazione e con il lavoro delle Università.

 

Roberto Conte


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