Alberto Dortucci

Torre del Greco, faida tra ex fedelissimi di Borriello: ora Gaglione è a rischio

Torre del Greco, faida tra ex fedelissimi di Borriello: ora Gaglione è a rischio

Alberto Dortucci

Torre del Greco. «I patti erano diversi». Era il leitmotiv della lista Borriello Sindaco – la macchina da voti capace di sfondare il muro delle 9.000 preferenze alle elezioni del 2014 – e rischia di diventare il ritornello della corazzata «Il Cittadino», prima civica della carovana del buongoverno guidata da Giovanni Palomba. Perché il capo di palazzo Baronale è cambiato, ma i protagonisti delle guerre intestine all’interno della maggioranza – a dispetto degli spot-farsa del mobiliere di via monsignore Felice Romano – sono gli stessi della passata amministrazione comunale.

Il ballo della debuttante A fare saltare il tappo dei precari equilibri raggiunti dagli ex fedelissimi di Ciro Borriello è stata la «fuga» di Iolanda Mennella, passata – durante lo scorso consiglio comunale – al gruppo misto di maggioranza. Una «strada» suggerita da Felice Gaglione – il partner elettorale della professoressa all’istituto comprensivo Enrico De Nicola – e capace di provocare l’ennesima scossa all’interno della coalizione. «Siamo venuti a conoscenza della decisione di Iolanda Mennella direttamente in aula – spiega il capogruppo Pasquale Brancaccio – e siamo rimasti sinceramente sorpresi. C’erano state schermaglie dialettiche durante una precedente riunione di maggioranza, ma abbandonare il gruppo non è stata certamente una scelta costruttiva». In particolare, perché alimenta le voglie di rimpasto già caldeggiate da vari «malpancisti» della coalizione. A oggi, infatti, la corazzata della carovana del buongoverno conta tre incarichi istituzionali – la presidenza dell’assise affidata a Felice Gaglione e gli assessorati alle politiche sociali e ai lavori pubblici, retti rispettivamente da Luisa Refuto e Vincenzo Sannino – e «solo» quattro consiglieri comunali. «Abbiamo già parlato con il sindaco – prosegue Luigi Caldarola – e ribadito la volontà di portare avanti l’accordo stretto all’indomani della vittoria al ballottaggio: contano i risultati delle liste, non possiamo assecondare le giravolte dei singoli consiglieri comunali a caccia di visibilità». Un messaggio indirizzato, in primis, proprio alla «maestrina» di palazzo Baronale: «La sua presenza in consiglio comunale già è un “regalo” considerata la strategia decisa alla vigilia del voto – rincara la dose Stefano Abilitato – Al suo posto, ci doveva essere Carmine Gentile: invece, qualcuno non ha rispettato i patti». Una stoccata chiara e diretta a Felice Gaglione, pronto a «trainare» la cugina del sempreverde Luigi Mennella – esponente del Pd e vicepresidente della Gori – in consiglio comunale.

Il triplo tradimento

D’altronde, i «tre moschettieri» sopravvissuti alla (falsa) epurazione della maggioranza targata Ciro Borriello rimproverano all’ex fedelissimo di Donato Capone di avere tradito per tre volte gli accordi. Dopo lo sgambetto a Carmine Gentile – il patto elettorale prevedeva, infatti, una corsa «riservata» solo agli uomini della lista civica – Felice Gaglione sarebbe venuto meno a ulteriori due impegni: a partire dall’assessorato promesso a Salvatore Romano – l’ex capogruppo del Pd sceso ufficialmente in campo, durante la campagna elettorale, a sostegno del funzionario dell’Asl Napoli 3 Sud – per finire alla fuga di Iolanda Mennella al gruppo misto di maggioranza. Un triplo tradimento davanti a cui sono state avviate le procedure per modificare il regolamento comunale e prevedere la sfiducia del presidente dell’assise. Perché «i patti erano diversi» resta un leit-motiv buono per qualsiasi coalizione e lista civica.