Marina Cappitti

«I tagli alla stampa sanno di fascismo. Serve una rivolta»

«I tagli alla stampa sanno di fascismo. Serve una rivolta»

Marina Cappitti

 

Giuseppe Aragno, storico dell’antifascismo che ben conosce il periodo buio della dittatura nel nostro Paese. Il Governo Cinque Stelle vuole tagliare i contributi all’editoria: cosa ne pensa?

“E’ una vergogna che si colpiscano i giornali locali ed indipendenti, molto probabilmente l’unica parte della stampa che affronta coraggiosamente certi problemi, che combatte battaglie territoriali, che ancora racconta ai cittadini cosa accade e lo fa senza padroni. I miei maestri mi dicevano ‘Se vuoi capire come funziona un Paese, devi conoscere i suoi editori’ e l’esito di questo provvedimento non sarà far chiudere i grossi gruppi editoriali”.

Questo è quello che sbandiera il Movimento.

“Impostori, come lo furono sull’accordo con la Lega: i vertici sanno bene che i grossi giornali resteranno sul mercato”.

Quindi secondo Lei è un attacco alla democrazia e alla libertà?

“Il fascismo ha fatto due cose in partenza, molti ricordano l’olio di ricino e basta, ma la realtà è ben altra. Ha colpito innanzitutto la stampa e la coscienza critica”.

Trova quindi che ci sia una somiglianza, un pericoloso ritorno?

“Colpire la stampa locale, quella libera, significa annullare il pilastro della democrazia ed è quello che sta accadendo: si muovono i passi verso un fascismo moderno e non mi sorprende che questa proposta venga dal Movimento”.

Perché?

“Il Movimento ha venduto fin dall’inizio un prodotto con una grande capacità di comunicazione, approfittando anche della totale incapacità del centrosinistra che ha regalato l’Italia nelle mani dell’estrema destra. Vogliono mettere il bavaglio ai giornali indipendenti: metodi molto vecchi…. D’altronde gli stessi eletti non rispondono più ai cittadini, ma ai vertici del Movimento e non è pensabile che un deputato Cinque Stelle debba chiedere loro il permesso anche per rilasciare un’intervista. Questa è proprio la maniera fascista di governare il Paese”.

Insomma sta dicendo che si ripropongono schemi da dittatura?

“Se andiamo a guardare l’Italia degli anni Venti ed i messaggi mussoliniani si sta replicando lo stesso modello classico del fascismo. Ovvero con un’ala squadrista, oggi rappresentata dai leghisti che utilizzano quelli di Casapound ed un’anima sociale che viene interpretata in questo momento dai Cinque Stelle. Durante il fascismo ci fu la maternità d’Italia, il dopolavoro…. e loro oggi propongono il reddito di cittadinanza. In realtà tutto questo è il rovescio di una medagliache utilizza il bastone e la carota, senza violenza. Si stanno impadronendo dei mezzi di comunicazione, attaccano la stampa, fanno chiudere i giornali locali, suscitano illusioni con la propaganda: il fascismo fu questo”.

Parole forti.

“E’ un dato incontestabile. Il Movimento Cinque Stelle ha una connotazione ideologica che è impressionante, sono forse il partito, movimento politico più ideologizzato. La loro ideologia è che non c’è un’ideologia: una delle cose più pericolose che si possano dire in democrazia è questa. Non c’è né la destra, né la sinistra: sono fuori dalla storia che invece è fatta di scelte politiche, di conflitto come diceva Eraclito. Inoltre purtroppo sono il prodotto di una società che ha distrutto la scuola e l’università. Sono giovani di preparazione discutibile e il problema non è che sbagliano i congiuntivi, ma non hanno strumenti culturali, salvo qualcuno”.

Che scenario prevede?

“Sono pessimista. Quello che mi spaventa è che non c’è una ribellione nemmeno da parte di quella minoranza del Movimento che invece mostra sofferenza. C’è un vertice che è consapevole di quello che sta accadendo e ci sono giovani rampanti che non lo sono. Che magari credono di cambiare il Paese e sono usati strumentalmente. Raccontando frottole poi, perdono dall’altra parte consensi, rafforzando un asse autoritaria nel Paese pericolosa”.

Lei è preoccupato?

“Sono più che preoccupato. Il nostro è un Paese con una storia molto particolare dove quel cordone ombelicale con la cultura fascista non si è mai spezzato. Siamo quelli della Resistenza, delle Quattro giornate di Napoli, della Costituzione antifascista, ma abbiamo anche ancora il Codice Rocco. E, dispiace dirlo, ma sono sconcertato anche dal comportamento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dalla firma di certi decreti che hanno caratteri inconfondibili di leggi razziali”.

Sui tagli all’editoria Mattarella ha pronunciato parole in difesa del pluralismo e della libertà d’informazione.

“Non basta. Occorre un gesto clamoroso, una denuncia forte del pericolo a cui si va incontro se si mette a tacere le voci indipendenti. Io da parte mia non posso che abbracciare la crociata di Metropolis: resistete”.


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