Alberto Dortucci

Furto da 14.000 euro all’Anagrafe di Torre del Greco: caccia all’impiegato-ladro

Furto da 14.000 euro all’Anagrafe di Torre del Greco: caccia all’impiegato-ladro

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Terremoto all’ufficio anagrafe degli ex Molini Meridionali Marzoli: spariti 14.000 euro dalla cassaforte, scatta la caccia al ladro del Comune. Ci sarebbe – il condizionale, al momento, resta d’obbligo – la «furtiva manina» di un lavoratore dell’ente di largo Plebiscito dietro il raid capace di fare scoppiare l’ennesimo scandalo all’ombra del Vesuvio. Il colpo – secondo la denuncia presentata da Luisa Sorrentino, dirigente del settore servizi demografici, agli agenti del locale commissariato di polizia – sarebbe stato scoperto la scorsa settimana, quando i responsabili del caveau avrebbero cominciato a fare il conto degli incassi accumulati attraverso il rilascio delle carte d’identità elettroniche e l’emissione dei vari certificati richiesti dai cittadini.

La ricostruzione del raid

Recuperando i soldi depositati all’interno dei vari cassetti giornalieri della cassaforte – suddivisa, appunto, in scomparti – i responsabili dell’ufficio anagrafe avrebbero accertato una serie di ammanchi quotidiani rispetto alle cifre messe nero su bianco al momento del deposito. Facendo la somma dei soldi spariti da ogni singolo cassetto, i dipendenti comunali hanno accertato l’esatto valore del furto: 14.000 euro. Una cifra record – figlia del costo della carta d’identità elettronica, circa 20 euro rispetto ai 5 euro pagati in passato – capace di fare scattare il panico all’interno dei locali di via Calastro. Perché – al momento dei conteggi – la cassaforte era regolarmente chiusa e non presentava segni di effrazione. Dunque – la prima deduzione degli investigatori guidati dal primo dirigente Davide Della Cioppa, ora a caccia di conferme e indizi utili a incastrare il ladro – a entrare in azione sarebbe stato un ladro «abituato» a frequentare l’ufficio anagrafe e a conoscenza dei codici d’apertura e chiusura del forziere comunale incastrato in un armadio blindato. I dipendenti incaricati del controllo alla cassaforte e in possesso dei codice sono solo tre, ma le «chiavi d’accesso» potrebbero essere state rubate per poi essere utilizzate dall’autore del colpo al momento del raid.

La denuncia e le indagini

Tutti gli elementi utili alle indagini sono stati prima «trasferiti» alla dirigente del settore servizi demografici – pronta a dare il via a un’apposita inchiesta interna per accertare eventuali comportamenti «anomali» dei responsabili della cassaforte – e successivamente, attraverso la formale denuncia presentata dalla stessa Luisa Sorrentino, agli agenti del locale commissariato di polizia. Gli uomini in divisa avrebbero già ascoltato alcuni lavoratori e acquisito nuovi elementi sul caso.

I pericoli e il carteggio

Il furto shock all’ufficio anagrafe è arrivato al termine di una lunga polemica interna al Comune: le carte d’identità elettroniche erano già finite al centro di un acceso «carteggio» tra gli impiegati dell’ufficio anagrafe e i vertici del settore, con i primi pronti a sollecitare – proprio sulla scorta degli accumuli di denaro all’interno della cassaforte – un rapido «smaltimento» delle somme da destinare al ministero dell’Interno, in modo da scongiurare l’accumulo di denaro contante all’interno del caveau realizzato negli ex Molini Meridionali Marzoli. Una richiesta rimasta lettera morta, con un danno – fino a oggi – pari a 14.000 euro per le casse dell’ente di largo Plebiscito. Una somma da capogiro, capace di scatenare rumors e malumori all’interno della maggioranza targata Giovanni Palomba, evidentemente insoddisfatta della «sicurezza» dei propri uffici pubblici e pronta a invocare la massima chiarezza sull’episodio.