Ospedali, reparti a rischio: sos dei genitori disperati

Ospedali, reparti a rischio: sos dei genitori disperati

“La nostra è una battaglia per dei piccoli angeli che meritano una speranza. In questi anni abbiamo trovato un medico, il dottor Guido Oppido, che ci ha seguito con passione e abnegazione. Ultimamente, però, sempre che le cose nel reparto non vadano più come prima. Noi vogliamo certezze”. Taddeo è un giovane papà stabiese. Lavora in una nota pasticceria del centro della città. Ha una bimba di poco più di tre anni affetta da una patologia la cardiopatia congenita complessa situs inversus. Da anni è in cura all’ospedale Monaldi di Napoli. Il suo obiettivo è arrivare a un intervento chirurgico, una tecnica conosciuta col nome “fontaine” che potrebbe portare ad un miglioramento delle sue condizioni. Il nome di Taddeo è uno degli 87 in calce alla petizione inviata all’amministrazione dell’azienda ospedaliera dei Colli, Monaldi.Una lettera, che porta la prima firma dell’avvocato Pellegrino Comitale, che inizia con un accorato appello: “Sembra che Dio si sia dimenticato dei piccoli angeli del Monaldi”. Un grido di dolore che fa riferimento allo stato d’animo dei papà e delle mamme dei piccoli del reparto che si trova al quinto piano dell’ospedale. “Da tempo, ormai, si assiste inerti ad un inesorabile depauperamento di risorse umane ed attrezzature, giustificato, invero, da riassetti organizzativi scaturiti da valutazioni astratte, incongruenti e/o di convenienza” si legge nella lettera.I genitori dei piccoli angeli sottolineano l’eccellenza della struttura e del lavoro svolto dal primario Guido Oppido. Un numero elevatissimo di interventi a cuore aperto su neonati, bimbi con cardiopatie congenite. “Di fatto – continua la missiva – si tollera che un dipartimento, ad altissima specializzazione, fiore all’occhiello di un territorio afflitto da atavici disservizi, non possa rappresentare più un ricovero sicuro per un bacino d’utenza che racchiude tutto il sud”. Insieme a Taddeo, infatti, sono almeno altri cinque i genitori stabiesi che spesso durante la settimana si recano nelle strutture del quinto piano del Monaldi. E con loro numerosi altri genitori della provincia napoletana e salernitana. Non vogliono alimentare polemiche i genitori. Non vogliono essere parte di una guerra che, probabilmente, mette contro diverse anime dell’azienda ospedaliera. Conti e carriere contro la speranza di un intervento che salvi la vita ai loro figli. “Il nostro sgomento – si legge ancora – non è diretto contro qualcuno, ma rivolto a favore di bambini malati, con patologie gravissime e dei loro genitori che vedono quale unico baluardo contro un nemico terribile e a volte più grande di loro”. I genitori chiedono un incontro urgente ai vertici dell’azienda sanitaria per fugare i dubbi e per cancellare “quel clima di incertezze e falsità, acuito, peraltro da un vorticoso turbinio di annunci reazioni e successivi proclami dettati, apparentemente, dall’onda di un a suggestione mediatica”. Taddeo, come gli altri genitori, spera e prega affinché questa situazione si chiarisca al più presto. “Penso solo al bene di mia figlia, alle cure di cui ha bisogno e che al Monaldi ha sempre trovato”.


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