Alberto Dortucci

Torre del Greco, la giunta-Palomba «festeggia» cento giorni tra degrado e abbandono: bocciati (quasi) tutti gli assessori

Torre del Greco, la giunta-Palomba «festeggia» cento giorni tra degrado e abbandono: bocciati (quasi) tutti gli assessori

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Il giorno in cui Metropolis Quotidiano analizzò i suoi primi cento giorni da sindaco, evidentemente fallimentari, Giovanni Palomba – attraverso il suo solerte portavoce a mezzo servizio Salvatore Perillo – ordinò agli assessori dell’esecutivo cittadino di stilare una relazione delle attività svolte dall’inizio del proprio mandato. «I cento giorni sono trascorsi dal mio insediamento, la giunta comunale si è formata solo il 25 luglio – il ragionamento del mobiliere di via Monsignor Felice Romano – Tra trenta giorni illustreremo i risultati ottenuti dai vari assessori in un incontro pubblico». I cento giorni della giunta comunale si «festeggiano» oggi, ma l’incontro pubblico resta un miraggio. Come le azioni messe in campo dall’amministrazione comunale nei suoi primi cento giorni di vita.

Ecco nel dettaglio i primi cento giorni dei sette assessori

Pietro De Rosa: 2

È stato il primo a essere chiamato alla corte del neo-eletto sindaco. L’ex dirigente del locale commissariato di polizia avrebbe dovuto garantire un’immediata inversione di tendenza rispetto alla imbarazzante gestione commissariale del settore Nu. Chi si aspettava, alla luce della sua carriera professionale, un assessore forte e decisionista è rimasto sicuramente deluso: l’eccesso di «filosofia» e la mancanza di pragmatismo hanno portato la città al collasso, praticamente ridotta a una maxi discarica a cielo aperto. Non è riuscito neanche a governare un cantiere in cui lavorano diversi volti noti al suo ex ufficio, con risultati drammatici sotto il profilo igienico-sanitario. Non a caso, diversi consiglieri comunali punterebbero – alla luce dei disastri dei primi 4 mesi – a un’immediata destituzione dall’incarico.

Gennaro Granato 4

In un esecutivo composto da debuttanti e novellini avrebbe dovuto imporre il «peso» della sua decennale esperienza politica. Invece, si è limitato a curare il suo orticello, peraltro con risultati non degni di chi è nato e cresciuto a Cappella Nuova. Le «erbacce» diventate il mantra della campagna elettorale di Giovanni Palomba sono state la prima croce del neo-sindaco: a dispetto dei 40.000 euro sborsati per il diserbamento delle strade, la città – durante l’estate – si è trasformata in una sorta di jungla a cielo aperto. Il rimedio? Un accordo quadro da 240.000 euro per «intensificare» le pulizie. Un «progetto» finito immediatamente sotto i riflettori dell’opposizione e difeso non senza difficoltà in consiglio comunale. Perché, al netto degli impegni di spesa, evidentemente l’erba gramigna non si taglia facilmente.

Luisa Refuto 4,5

Alla «straniera» della giunta non è stato affidato un compito semplice: la gestione delle politiche sociali si è rivelata, complice qualche «incomprensione» con dirigenti e funzionari, particolarmente problematica durante i primi giorni in Comune. Così il milione di euro per il progetto regionale di inclusione attiva è sfumato via – già prima dei dubbi dell’Anac sull’iniziativa della Regione – e gli aiuti alle fasce deboli non sono mai decollati con l’arrivo della nuova amministrazione comunale. Non è andata meglio con la protezione civile: la convenzione voluta dall’ente di largo Plebiscito è stata snobbata dalle associazioni e – in attesa del gruppo comunale – l’ufficio è composto dal solo comandante Salvatore Visone. Gli unici a sorridere possono essere i giovani del Forum, per le cui attività sono stati destinati – novità assoluta – circa 15.000 euro.

Anna Pizzo 3

A un certo punto, qualcuno a palazzo La Salle ha chiamato «Chi l’ha visto» per scoprire dove fosse finito il nuovo assessore all’urbanistica. Perché, complice qualche problema di salute, l’esponente di Dai non è stata praticamente mai avvistata al secondo piano del complesso comunale. Con inevitabili malumori e rallentamenti nelle ordinarie attività di un settore – com’è giusto sia, considerato la sua professione – praticamente sconosciuto all’avvocato indicato da Salvatore Gargiulo e Michele Langella. Ferme praticamente a zero le iniziative sul fronte degli eventi, la seconda delega in ordine di importanza: a oggi, le manifestazioni di interesse per Natale non sono state neanche pubblicate e il cartellone di appuntamenti rischia di diventare la solita accozzaglia di progetti presentati last minute da associazioni di amici e parenti.

Vincenzo Sannino 4,5

Partiva da una condizione di vantaggio rispetto ai nuovi «colleghi», visti i 30 anni di esperienza in Comune. Invece, fino a oggi non è riuscito a sfruttare le conoscenze acquisite come dirigente del settore lavori pubblici: il suo contributo da pensionato d’oro si è rivelato inferiore alle attese. D’altronde, il marchio-Pd rappresentava una «certezza» ora confermata dai primi risultati. In cento giorni può «vantare» solo la riattivazione della fontana di via Roma, mentre l’annunciata inaugurazione dell’ascensore in villa comunale resta un miraggio. Si è distinto per un’imbarazzante lite in consiglio comunale con il «suo» ex assessore ai lavori pubblici e per la cervellotica scelta di tamponare con l’asfalto le buche sul basalto di via Roma. A breve, dovrebbero cominciare i «veri» lavori con il rischio caos-viabilità in vista delle imminenti festività.

Monica Ascione 6

La figlia di papà è stata catapultata in giunta dopo lo «schiaffo» degli alleati al padre. Ma in cento giorni si è calata subito nel ruolo, dimostrando come il Dna difficilmente possa tradire le origini. Per carità, non ha fatto miracoli. Ma all’interno di una giunta appiattita e senza idee riuscire a realizzare l’ordinario è diventato – secondo una formula cara al sindaco Giovanni Palomba – qualcosa di straordinario. L’inversione del senso di marcia in via Cimitero per decongestionare il traffico tra periferia e centro, il nuovo regolamento dei taxi collettivi, il pressing sull’Eav per garantire un dignitoso servizio di trasporto pubblico. E poi il coraggio di annullare il concorso dei veleni per vigili urbani. In una squadra in cui nessuno – a partire dal «tecnico» – si assume responsabilità non è cosa da poco.

Annarita Ottaviano 5

Vicesindaco per fortuna e non per merito, si è limitata a indossare la fascia tricolore alle (rare) occasioni pubbliche a cui il «sindaco delle cerimonie» non è riuscito a prendere parte. In teoria, dovrebbe essere l’assessore ideale per rilanciare le attività produttive di un territorio martoriato dal crac della Deiulemar compagnia di navigazione. In cento giorni – fatta eccezione per qualche iniziativa per cani e gatti, gli unici a beneficiare del suo arrivo a palazzo Baronale in attesa di passare ai cittadini – non ha lasciato tracce. Eppure, il curriculum avrebbe lasciato pensare diversamente. I suoi principali (e unici) sponsor – Gaetano Frulio e Luisa Liguoro – sostengono stia studiando il modo per fare arrivare nuovi finanziamenti europei all’ombra del Vesuvio. Ma mentre l’assessore studia, il commercio a Torre del Greco muore.