Torre del Greco, l’anno zero della protezione civile. E i volontari voltano le spalle al Comune

Torre del Greco, l’anno zero della protezione civile. E i volontari voltano le spalle al Comune

Torre del Greco. Il primo campanello d’allarme è suonato a inizio settimana, quando il violento nubifragio caduto sulla Campania si è rivelato devastante per Torre del Greco. Dai sentieri del parco nazionale fino alla passeggiata porto-Scala, passando per i ponti allagati in via Litoranea, decine sono state le richieste di intervento ai centralini di polizia municipale e vigili del fuoco con vigili urbani e caschi rossi impegnati a tamponare le varie emergenze. Senza l’aiuto della protezione civile, di cui all’ombra del Vesuvio si sono perse le tracce.

L’anno zero

Il competente ufficio comunale è ridotto praticamente a zero. In attesa del bando per l’istituzione del gruppo interno – già avviate le procedure per procedere al reclutamento dei dipendenti dell’ente di largo Plebiscito – l’unico «baluardo» della protezione civile resta il comandante Salvatore Visone, mentre la geologa Claudia Sacco e i restanti due componenti dello staff sono stati trasferiti in altri settori. Non a caso, il neo-assessore Luisa Refuto già a inizio agosto avviò le procedure per stilare una convenzione con le associazioni di volontariato del territorio per avere – in caso di necessità – un aiuto sicuro da esperti del settore. Un iter durato circa un mese, il tempo necessario per aggiornare una precedente bozza rispetto alle nuove leggi attualmente in vigore.

Il colpo di scena

Al tavolo convocato presso l’ufficio del comandante Salvatore Visone – dirigente del settore polizia municipale e responsabile dell’ufficio protezione civile – si sono presentati i «portavoce» delle quattro associazioni di volontariato storicamente impegnate in attività di sicurezza e prevenzione sul territorio, a partire dall’Irt di Giovanni Accardo – dipendente comunale a processo per lo scandalo assenteismo – e dalla Torre Vesuvio-Pro Natura di Nunzio Paolo Belfiore. Quando mancava solo la firma sotto la convenzione per avviare il rapporto di collaborazione con il Comune è arrivato, tuttavia, il colpo di scena: le quattro associazioni di volontariato – appellandosi a una norma entrata in vigore a fine agosto – avrebbero rifiutato le «condizioni» proposte dall’ente di palazzo Baronale. Ovvero, un pagamento «a chiamata» e non forfettario come accadeva in passato. In pratica, alle associazioni di volontariato sarebbe stato corrisposto un rimborso spese solo in caso di effettiva necessità: una clausola sgradita ai volontari, pronti a girare i tacchi e a voltare le spalle al Comune.

La delusione dell’assessore

Una atteggiamento davanti a cui l’assessore alla protezione civile non nasconde la sua delusione: «Capisco la necessità di mantenere una sede e i volontari – spiega Luisa Refuto – Ma si chiamano volontari proprio perché dovrebbero aiutare spontaneamente la cittadinanza in caso di emergenza. Il sistema a chiamata garantiva un minimo di rimborso, in caso di interventi. Adesso accelereremo per la formazione del gruppo comunale, in modo di cominciare a formare il nuovo ufficio di protezione civile».