Marina Cappitti

Dossier choc di Libera: assuefatti alla corruzione. La camorra è letteratura

Dossier choc di Libera: assuefatti alla corruzione. La camorra è letteratura


Marina Cappitti

Assuefatti e rassegnati alla corruzione nella propria terra. Minimizzano la mafia ritenendola “marginale”, “non pericolosa” e addirittura, soprattutto tra i giovanissimi e gli studenti, la percepiscono come un “fenomeno di letteratura”. Sono i cittadini campani nell’allarmante fotografia scattata dall’associazione Libera che ieri ha presentato il Rapporto sulla percezione e la presenza delle mafie e della corruzione nella nostra regione.Il rapporto di LiberaUna ricerca condotta nelle scuole e nei luoghi di lavoro della Campania: raccolti 616 questionari, per un’età media degli intervistati di 29 anni, coinvolgendo anche le categorie professionali con 150 interviste. Mentre nel resto d’Italia, hanno risposto all’appello 12 ordini professionali, in Campania ha aderito solo la metà: tra quelli che non hanno partecipato c’è Confindustria.Corruzione inevitabile e denunce inutiliTra i dati più preoccupanti la rassegnazione. Oltre la metà dei campani – ben il 64,3% – non denuncia la corruzione per timore e per sfiducia nell’intero sistema. Il 37,8% reputa ormai la corruzione un fenomeno “normale”, “inevitabile”, impossibile da contrastare. “I comuni cittadini comuni non possono fare nulla” scrivono gli intervistati nei questionari convinti che segnalare e denunciare sia “inutile”. Soprattutto perché ad essere corrotti sono anche i funzionari pubblici e coloro che dovrebbero tutelarli. Opinione quest’ultima molto diffusa soprattutto tra i giovanissimi. “Se a non avere fiducia e se a sentire di non poter fare nulla, perché la loro percezione è che tutto sia marcio, sono le nuove generazioni – commenta il referente regionale dell’associazione Libera in Campania – il dato ovviamente diventa ancora più inquietante, essendo loro il nostro futuro”.Mafia da letteratura: fallisce la scuolaEd ancora più inquietante è quel 12,2% di campani, perlopiù studenti (6 questionari su 10 sono stati compilati da ragazzi) che definisce la mafia un “fenomeno da letteratura”, segno che le scuole hanno fallito e che “il percorso educativo sul versante del fenomeno mafioso in Campania è ancora allo stato embrionale”. Questo nonostante i tanti progetti di legalità. “Non si può affidare l’educazione alla legalità a eventi spot – dice Mariano Di Palma, tra i responsabili della ricerca – all’interno di istituti scolastici che si trasformanosempre più in progettifici”. Addirittura un campano su tre (il 31,6%) vede la mafia come un fenomeno “marginale” o “non socialmente pericoloso”.Le ecomafie e gli omicidiMaggiore invece è la percezione che si ha delle ecomafie. Mentre un italiano su dieci indica il trafficodei rifiuti come attività principale della mafia, in Campania è un cittadino su tre. Così anche sugli omicidi: per l’11% sono legati alle attività mafiose, il doppio rispetto al dato nazionale.Consiglieri e sindaci corrotti Di gran lunga superiore rispetto al resto dell’Italia è la percezione della corruzione che per il 92,7% degli intervistati è molto diffusa in Campania. Quattro cittadini su 10 affermano di aver conosciuto personalmente qualcuno che ha intascato tangenti o si è macchiato di corruzione. Per i campani i più invischiati sono i consiglieri comunali, regionali e i sindaci (la pensa così il 36,2%), a superarli ma di poco i membri del governo e i parlamentari. Seguono a ruota i funzionari, gli imprenditori, le forze dell’ordine, i dipendenti, il clero e i magistrati.Sfiducia nella politica Del resto il 18,7% dichiara che la politica non gli interessa e che prova disgusto, soprattutto tra gli under 18. Quasi metà dei campani (il 44%) non si riconosce né nella destra, né nella sinistra. La sfiducia nella politica e nelle istituzioni è tale che solo per il 17% è utile votare i politici onesti per contrastare la corruzione.Giornali e operaiA fare da faro nella lotta alla corruzione e alle mafie restano i giornali e il giornalismo d’inchiesta. Il 18,8% degli intervistati si informa sulla criminalità organizzata grazie alla stampa, solo il 6,7% si affida ai social. A scomparire invece è il fronte operaio che 40 anni fa con i braccianti agricoli e il Movimento studentesco era il principale baluardo nella lotta alla camorra. Oggi invece la classe operaia ha una percezione della camorra lontana dalla realtà. Motivo per cui il 7 novembre Libera terrà un incontro con i lavoratori della Leonardo a Pomigliano d’Arco.


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