Castellammare: scarcerato il boss dei Cesarano condannato a 13 anni

Castellammare: scarcerato il boss dei Cesarano condannato a 13 anni

Castellammare di Stabia – E’ stato condannato due volte per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Deve scontare 13 anni di reclusione complessivi per due sentenze di primo grado. E’ considerato una figura di punta della camorra con base e interessi tra Castellammare e Pompei. Ma nonostante le gravissime accuse mosse a suo carico dalla Direzione Distrettuale Antimafia e il lungo curriculum criminale messo insieme negli anni, Giovanni Cesarano – ritenuto uno dei ras della cosca che porta il suo nome – ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il luogotenente della cosca di Ponte Persica, in cella da diversi anni, nelle scorse ore ha lasciato il carcere per raggiungere una località del Nord Italia dove vivrà da “recluso” in casa.Il verdettoEffetti del verdetto firmato, qualche giorno fa, dalla Corte d’Appello di Napoli. I giudici partenopei, infatti, hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Antonio Iorio del foro di Torre Annunziata – il legale di Cesarano – concedendo la misura più mite dei domiciliari al pluri pregiudicato originario di Castellammare di Stabia. Una decisione fotocopia rispetto a quella firmata – a metà ottobre – dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno. Casarano, infatti, è destinatario di due diversi provvedimenti di custodia cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso. In entrambi i procedimenti è stato processato e condannato, in primo grado, a 13 anni di reclusione complessivi. Da qui la richiesta dell’avvocato Iorio che ha presentato un’istanza di scarcerazione prima ai giudici di Salerno e poi a quelli di Napoli. Entrambe sono state accolte, nel giro di poche settimane. Alla base dei ricorsi l’assenza di necessità della custodia cautelare in carcere e soprattutto la decontestualizzazione territoriale. Al Nord, il boss di Ponte Persica, non può avere contatti con l’universo criminaledella cosca che opera all’ombra del Vesuvio, almeno secondo la tesi portata dalla difesa all’attenzione dei giudici napoletani e salernitani.Una motivazione che evidentemente ha convinto i magistrati.E così Cesarano, a dispetto delle due condanne non definitive per estorsione aggravata, è uscito dal carcere.Il personaggioGiovanni Cesarano è ritenuto dall’Antimafia una figura importante per la cupola della cosca di Ponte Persica. Negli ultimi anni è stato protagonista di diverse inchieste legate a doppio filo agli affari del clan specializzato in riciclaggio ed estorsioni. Per gli inquirenti Cesarano avrebbe avuto un ruolo importante nella gestione delle estorsioni. In un bar di Pompei, ritenuto a lui riconducibile, il pluripregiudicato avrebbe organizzato gli incontri per la raccolta delle tangenti agli imprenditori della zona. Una “base” operativa della cosca finita anche al centro dei racconti di diversi collaboratori di giustizia che hanno puntato il dito, in questi anni, contro il ras di Ponte Persica. A conferma dello spessore criminale di Cesarano anche il suo coinvolgimento in alcune vicende avvenute in Germania, una delle basi operative della multinazionale del crimine organizzato con radici tra Pompei, Castellammare di Stabia e Scafati.


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