17enne accoltellato a Napoli, condannati i tre aggressori. Nove anni e tre mesi

17enne accoltellato a Napoli, condannati i tre aggressori. Nove anni e tre mesi

NAPOLI – Speravano di potersi lasciare alle spalle la vile e brutale aggressione al 17enne Arturo, accoltellato alla schiena e alla gola e poi rapinato, il 18 dicembre del 2017 in via Foria, a Napoli, come se nulla fosse. Invece il giudice per le indagini preliminari Marina Ferrara del Tribunale per i minorenni di Napoli ha deciso che non c’erano i requisiti per accedere alla messa alla prova, e all’esito dell’ udienza conclusiva sull’aggressione ad Arturo ha disposto pene severissime. Nove anni e tre mesi è la condanna per i tre ragazzi accusati di aver quasi ucciso Arturo. Nove anni e tre mesi per i reati di tentato omicidio e rapina. La pena è stata scontata di un terzo come prevede il giudizio abbreviato scelto dagli imputati.    Molto più severa era stata la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero Ettore La Ragione, che aveva chiesto pene tra i 16 anni e 12 anni. La severità della requisitoria del magistrato è scaturita anche dalla condotta che hanno tenuto i tre ragazzini nel corso del processo: nessuno di loro ha, tanto per cominciare, ha ammesso la responsabilità di aver materialmente tagliato la gola ad Arturo con un coltello. Anzi, nell’udienza tenutasi lo scorso luglio, due di loro hanno pure provato a chiamarsi ‘fuori’. Uno di loro, il 17enne G. P. detto “‘o biondo”, ha sostenuto addirittura di non essere stato presente all’aggressione. Ma è stato chiamato in causa da un altro imputato, A.R., 15 anni e una parentela diretta con l’uomo accusato di aver ucciso durante un tentativo di rapina lo studente Claudio Taglialatela nel 2005, lo chiama in causa: A.R. ha dichiarato che G.P. c’era, e si è auto-assolto spiegando di essere rimasto un passo indietro mentre qualcun altro (mai indicato con esattezza) accoltellava Arturo. Anche F.P.C., noto come “Kekko ‘o nano”, ha confermato nell’udienza di luglio di essere stato presente in via Foria quella sera, ma ha sostenuto che scappò quando le cose iniziarono a mettersi male non assistendo all’aggressione. Nell’udienza, inoltre, il pm è tornato ad incalzarli sul ruolo del quarto ragazzino che, si sa, partecipò all’aggressione, ma i tre non hanno voluto fornire indicazioni. Resta adesso da capire se anche questa condotta abbia pesato sul ‘no’ opposto dal giudice per le indagini preliminari Marina Ferrara alla messa alla prova. Occorrerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per avere un quadro completo della valutazione del giudice. Resta, come dato di cronaca, una sentenza pesantissima. La mamma di Arturo ha appreso al telefono, dal suo avvocato, l’esito del verdetto: “La magistratura ha risposto in maniera molto rigorosa” ha detto Maria Luisa Iavarone. Che però non ha nascosto un po’ di amarezza nell’apprendere che il giudice è stato meno severo delle richieste del pubblico ministero: “Arturo è rimasto deluso – ha poi aggiunto Iavarone – si aspettava che le richieste del pm La Regione venissero accolte o quanto meno che le pene potessero essere più pesanti. Con il magistrato Arturo ha avuto un rapporto diretto, con lui si è confrontato tante volte, nel corso delle indagini. Io gli ho fatto capire, però, che quasi dieci anni sono comunque un periodo lungo durante il quale questi ragazzi possono cambiare, maturare e capire quello che hanno fatto”


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