Ciro Formisano, Giovanna Salvati

In trincea da 10 anni. La guerra anti-clan degli eroi in divisa

In trincea da 10 anni. La guerra anti-clan degli eroi in divisa

Ciro Formisano, Giovanna Salvati

TORRE ANNUNZIATA – Via Bertone è una strada stretta e corta che dal corso di Torre Annunziata scivola veloce fino al mare. Un vicolo costellato di “bassi” e case cadenti dove la bellezza è riflessa nelle mura “sgarrupate”. Tra un motorino che passa e un’auto che va via strombazzando il clacson, c’è un gruppetto di bambini che giocano a pallone, usando come porta il cancello di ferro di un palazzo qualunque. Corrono e sognano, sperando che un giorno quel portone diventi la via per costruire un futuro migliore. Dieci anni fa, l’ingresso di quell’edificio imponente dai contorni barocchi non era una porta da calcio. Era una via per scivolare all’inferno. Quel palazzo era il regno del clan Gionta, la cosca padrona della città che sull’altare di loschi affari e dei morti ammazzati ha immolato il futuro di Torre Annunziata. Dieci anni fa davanti a qual portone non si poteva nemmeno arrivare. C’erano vedette ovunque. La camorra controllava ogni angolo, dai tetti agli scantinati dove venivano tagliate le dosi di droga. Lì venivano decisi gli omicidi. Lì si riuniva il tribunale del clan per emettere le sue condanne a morte. Lì nascevano le strategie e le collusioni che per decenni hanno condizionato la vita della città. Dieci anni fa, mentre Torre Annunziata era la Fortapàsc dei telegiornali e dei film, qualcuno decise di sfidare quei boss “invincibili” che nessuno osava nemmeno nominare. Era il 10 novembre del 2008 e a poche centinaia di metri da quella stretta stradina, un gruppetto di carabinieri arrivati da ogni parte d’Italia entrava nelle stanze del Comando Gruppo di via dei Mille. Una sfida alla camorra feroce, prepotente e assassina che aveva messo le mani sulla città.Mese dopo mese, indagine dopo indagine, lo Stato ha cominciato a combattere la battaglia più dura, facendo a pugni con l’omertà mascherata da paura di centinaia e centinaia di cittadini per bene. Lo ha fatto mandando in strada decine e decine di uomini in divisa. Sullo sfondo una guerra infinita. Quella che vede contrapposti i Gionta ai Gallo-Cavalieri, l’altra cosca della città. Ci si ammazza almeno una volta al mese e gli omicidi sono cruenti, spietati. Lentamente, però, qualcosa inizia a cambiare. Le indagini delle forze dell’ordine e il lavoro dell’Antimafia riesconoa dare un volto e un nome a decine di assassini legati ai Gionta, Killer protagonisti di quella mattanza spietata. A giugno del 2010 il primo colpo mortale alla camorra arriva con l’arresto di Umberto Onda. Boss e assassino dei Valentini che viene ammanettato, proprio dai carabinieri, dopo 3 anni di latitanza. Il clan, con gli arresti degli altri padrini, è senza testa e inizia un lungo declino, scandito da decine di condanne e arresti eccellenti. Dalle stanzedi quella caserma nascono le inchieste “Mano Nera” e “Pandora- Matrix ” che portano dietro le sbarre centinaia di affiliati delle cosche, svelando le trame dell’affare droga. Ma la riscossa non si ferma. Vengono inchiodati i guaglioni del “Terzo Sistema”, il gruppo emergente che voleva prendere il posto dei vecchi boss, e finisce in manette anche Valentino Gionta junior, il nipote del padrino, che si era nascosto in una botola del rione Provolera. Dieci anni fa Torre Annunziata non era solo la città della camorra. Ma anche una città dove si poteva morire facendo il proprio lavoro. Come accadde nel giugno del 2008, quando fu ucciso da due rapinatori il tenente dei carabinieri Marco Pittoni. Voleva sventare un colpo all’ufficio postale. A incastrare i suoi killer furono proprio i suoi colleghi, nel giro di poche ore. Dalle indagini è venuto fuori che uno dei sicari era un minorenne che già aveva partecipato a un omicidio commesso dai Gionta. I padroni di quel palazzo che nel 2015 – anche grazie al lavoro cominciato nella caserma di via dei Mille – è stato murato, chiuso, sgomberato. Oggi quel cancello non è più una via d’accesso all’inferno. Ma una porta verso un sogno. Un sogno reso possibile da chi – dieci anni fa – ha avuto il coraggio di sfidare la camorra.

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