Parte in 8 regioni lo stop al certificato dopo le assenze a scuola 

Parte in 8 regioni lo stop al certificato dopo le assenze a scuola 

ROMA – Stop al certificato medico dopo le assenze a scuola. La novità, di recente introdotta anche nel Lazio, in altre parti d’Italia è già prassi. Ad oggi risultano otto le Regioni in cui agli studenti non è richiesta la certificazione medica per rientrare in classe, anche dopo 5 giorni di assenza: Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Umbria. E anche nelle Province di Trento e Bolzano. In questi territori per essere riammessi tra i banchi di scuola ora basta un’autocertificazione dei genitori o dello stesso studente, se ha compiuto i 18 anni. A fine ottobre, l’ultima Regione ad aver introdotto questa norma all’insegna della semplificazione è il Lazio guidato da Nicola Zingaretti: nelle scuole del territorio dopo le assenze superiori a cinque giorni non è più necessario portare il certificato medico. A prevederlo è stata la legge sulla semplificazione che all’articolo 68 riporta le disposizioni sulle certificazioni sanitarie in ambito scolastico. Fanno eccezione i casi in cui sia richiesta la certificazione per misure di profilassi previste a livello nazionale e internazionale per esigenze di sanità pubblica. “La cosa può essere anche considerata positiva sul fronte della ‘deburocratizzazione’ – commenta il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, Mario Rusconi -, ma restano dei dubbi relativi ai casi in cui il bambino o lo studente torna a scuola dopo una malattia contagiosa. Chi attesta che non sia più portatore di un contagio? E poi: quando si supera il 25% delle assenze a scuola è prevista automaticamente la bocciatura a meno che non si tratti di assenze per malattia. Se non sono previsti più i certificati chi lo attesta?”. Sul tema c’è anche una sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che si è espresso sul caso della Liguria attestando che “è da ritenersi legittima l’abolizione dei certificati di riammissione a scuola, dopo i cinque giorni d’assenza” in quanto “la scelta, oltre ad essere coperta da fonte legislativa, si palesa, altresì, perfettamente in linea con le osservazione del Gruppo di lavoro ministeriale, nel cui ambito è emersa la scarsa utilità delle predette certificazioni, sull’assunto che ‘le malattie infettive sono spesso contagiose in fase di incubazione, ma raramente quando il soggetto è convalescente'”.


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