Alberto Dortucci

Schianto mortale a Torre del Greco, la verità dall’autopsia: «Danilo si poteva salvare»

Schianto mortale a Torre del Greco, la verità dall’autopsia: «Danilo si poteva salvare»

Alberto Dortucci

Torre del Greco. «Un intervento chirurgico tempestivo avrebbe verosimilmente aumentato in modo considerevole le probabilità di sopravvivenza di Danilo Sparaneo». Sono racchiusi in tre righe della relazione a firma dei periti Angelo Mascolo e Domenico Lombardi – i due dottori incaricati di eseguire l’autopsia sul cadavere del ventenne rimasto vittima di un incidente in moto in via Montedoro – tutti i dubbi legati all’assistenza sanitaria ricevuta dalla vittima durante le cinque ore trascorse tra il violento impatto contro un sampietrino posto a margine della carreggiata stradale e il decesso. Dubbi trasmessi direttamente al pubblico ministero Anna Frasca, titolare del fascicolo aperto dalla procura di Napoli sul presunto caso di malasanità.

Il «verdetto» dei consulenti

La consulenza medico legale sulle cause della morte del ventenne evidenzia come, a prescindere, le condizioni in cui Danilo Sparaneo arrivò al pronto soccorso dell’ospedale Agostino Maresca fossero disperate. Ma sottolinea, altresì, aspetti di censura sia legati all’operato dei medici sia legali all’inadeguatezza del presidio in cui venne trasportato il ventenne del rione Sangennariello. «La morte di Danilo Sparaneo fu determinata da una grave lesività a carico dell’addome e del cranio – la «sentenza» dell’autopsia – con lesioni emorragiche celebrali, epatiche, spleniche, intestinali e retro peritoneali con anemia acuta». Insomma, un caso da «codice rosso» trattato con tempi non adeguati – secondo i consulenti tecnici d’ufficio – alla circostanza: «Tra l’accesso al pronto soccorso e l’inizio dell’intervento chirurgico – si legge all’interno della perizia – trascorrevano circa tre ore, un tempo enorme in relazione alle gravi lesioni interne riportate dalla vittima». Lesioni interne nota al personale medico dell’ospedale Agostino Maresca già alle 4.30, quando furono disponibili i risultati della Tac a cui venne sottoposto il ventenne: «Visto il quadro radiologico – sottolineano i consulenti della procura di Napoli – sarebbe stato necessario un immediato intervento chirurgico. L’operazione, invece, cominciava alle 6.30 e terminava alle 8.15». Quando il cuore di Danilo Sparaneo cessò di battere. Gli stessi medici legali, tuttavia, ribadiscono come «la tempestività dell’intervento non avrebbe, comunque, modificato la difficoltà dello stesso». Ma il ventenne avrebbe avuto maggiori chance di sopravvivenza. Insomma, l’esito dell’autopsia potrebbe essere decisivo sulla valutazione delle eventuali colpe mediche dei camici bianchi in servizio la notte del 27 ottobre 2017.

Le accuse al Maresca

Al netto dell’esito delle indagini, la consulenza medico legale rappresenta un nuovo «atto d’accusa» al presidio sanitario di via Montedoro perché «le funzionalità dell’ospedale Agostino Maresca – prosegue la relazione – erano inadeguate a trattare un codice rosso della gravità del caso di Danilo Sparaneo e già all’atto del primo soccorso lo stesso doveva essere stabilizzato e trasportato presso una struttura sanitaria dotata di una equipe chirurgica H24 in grado di intervenire senza attendere il verosimile richiamo di sanitari reperibili». Non solo, la relazione rileva come l’evitabile ritardo dei tempi di approntamento dei necessari accertamenti sia imputabile «a chi abbia ritenuto che un ospedale privo delle caratteristiche di un dipartimento di emergenza accettazione potesse ricoverare e trattare politraumatizzati in codice rosso, non avendo i requisiti tecnici adeguati». La stessa tesi sostenuta dagli attivisti del diritto alla salute pubblica all’ombra del Vesuvio. Fino a oggi senza apprezzabili risultati e con inevitabili «pericoli» per chi viene trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Agostino Maresca già in gravi condizioni.