Salvatore Dare

«Io, venduta per 100 euro». Lo stupro di Sorrento raccontato dalla vittima. Foto, minacce e litigi nel ristorante-alcova

«Io, venduta per 100 euro». Lo stupro di Sorrento raccontato dalla vittima. Foto, minacce e litigi nel ristorante-alcova

Salvatore Dare

«Venduta per 100 euro». E’ passata appena una settimana dalla notte del 12 novembre 2016 in cui, stando alla sua querela e alle successive ricostruzioni della Procura di Torre Annunziata, è stata narcotizzata e abusata nel ristorante “I Giardini di Tasso” da parte del titolare del locale, Mario Pepe, 56 anni residente a Meta, e da una ragazza, Chiara Esposito, ventitreenne di Sorrento. Laura (nome di fantasia) è ancora scossa, esce poco. Dopo una settimana incontra un amico in un bar di Piano di Sorrento. I due chiacchierano davanti a un caffè, poi il ragazzo – estraneo all’inchiesta – la aiuta a ricordare e le racconta cosa è successo nel locale di Sorrento: «Mi ha spiegato – denuncia la ragazza – che Chiara mi aveva venduto a Mario per 100 euro di fatto promettendogli le mie prestazioni sessuali e che, visto il mio rifiuto, avevano pensato bene di versare nel vino una sostanza denominata Ghb». Si tratta della droga dello stupro, «sostanza – prosegue Laura – di cui Mario andava fiero di esserne in possesso e di essere uno dei pochi a poterla reperire». Volevano che «mi prostituissi con Mario» aggiunge piangendo. L’amico della vittima, sentito sul punto durante le indagini, non è esplicito come Laura, anche lei diventata consumatrice di stupefacenti. Ma conferma agli inquirenti questa versione fornendo ulteriori elementi. Il ragazzo rivela agli investigatori che venne a sapere che Laura si sentì male dopo una serata al ristorante di via Pietà. Così chiese spiegazioni direttamente a Pepe, il quale gli mostrò le foto nude della vittima affermando che «ci siamo divertiti». Poco dopo, l’amico di Laura interpella la Esposito la quale rivelò al ragazzo che «Pepe aveva messo della droga chiamata Ghb nel bicchiere di vino offerto» alla vittima. A questo punto, l’amico confidò tutto a Laura che, dopo gli abusi, tornò a casa dalla madre «senza la biancheria».

Locale come un’alcova

L’inchiesta dipinge scenari da brividi, in cui il locale di via Pietà – a orario di chiusura – si trasformava in un’alcova dove il gestore offriva ad amici e giovani sia alcolici che stupefacenti, soprattutto cocaina, grazie a un pusher di Torre Annunziata. Tant’è che, oltre che di violenza sessuale aggravata e somministrazione di Ghb nei confronti di Laura, il ristoratore è accusato pure di aver ceduto cocaina a giovani del posto in cinque occasioni, dal novembre 2016 al dicembre dell’anno scorso. Esposito, invece, è indagata esclusivamente per aver partecipato agli abusi su Laura con l’aggravante della droga. Entrambi, da martedì mattina, sono in carcere: Pepe a Poggioreale, Esposito a Pozzuoli. Pesano come macigni, oltre alle parole di Laura, le fonti di prova raccolte dal nucleo di polizia giudiziaria di Torre Annunziata e dagli agenti del commissariato di Sorrento. Nel dettaglio spuntano intercettazioni telefoniche, conversazioni in chat, messaggi e immagini caricate sugli smartphone.

Le foto choc e le minacce

Nelle 86 pagine di ordinanza di custodia cautelare, il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Emma Aufieri ricostruisce quest’ennesima brutta storia di sesso, droga e violenze in penisola sorrentina. Tutto parte ad aprile 2017, cinque mesi dopo il fattaccio. Laura denuncia ai carabinieri di aver saputo da un amico – quello che ha incontrato al bar – che c’erano delle sue foto, scattate nel ristorante di Pepe, in cui era nuda. E che queste immagini – ne vengono rinvenute cinque nel telefonino di Pepe, intanto sequestrato – erano custodite nel cellulare del ristoratore che memorizza i contatti di alcune giovani donne associando il nome delle ragazze alle prestazioni “garantite”. La vittima parla anche della Esposito: dice che la conosce tramite amici comuni e che era stata lei a presentarla a Pepe. Da qui era iniziata un’assidua frequentazione nel locale, con alcune serate finite a sniffare. Poi lo stupro e la paura. Perché Laura dichiara di essere stata minacciata dalla Esposito: «Mi voleva picchiare». Eppure, cinque giorni dopo aver denunciato, Laura ritira la querela perché teme conseguenze per sé e per la sua reputazione.

Ghb nel vino

Le indagini, però, procedono. Ci sono intercettazioni telefoniche e la Procura completa il puzzle: emerge chiaramente il ruolo di Pepe. Secondo le ipotesi, è un abituale assuntore di droga che si diverte a ospitare nel suo locale serate a base di cocaina. Nel giro c’è anche la Esposito che, sempre stando alla denuncia, coinvolge Laura. La ragazza inizialmente si oppone, poi alla terza serata cede alla tentazione e fa uso di cocaina. Le sanguina il naso, le dicono che è una cosa normale e tutto pare filare liscio. Così la vittima, assieme alla Esposito, torna da Pepe altre due volte. Nell’ultima serata, quella del 12 novembre 2016, subisce la violenza sessuale al centro dell’inchiesta. Laura è nel locale con Pepe ed Esposito. I tre consumano cocaina e bevono vino. A un certo punto, la bottiglia finisce. Stando al racconto di Laura, Pepe chiede alla complice di prendere altro vino, «quello che tanto le piaceva», e poco dopo riempie il bicchiere della vittima che, dopo aver bevuto, si sente «un po’ strana e stordita, non riuscivo ad alzarmi». Né Pepe né Esposito, racconta Laura, bevono quel vino. «Dopo ho solo vaghi ricordi – dichiara la vittima – Mi resi conto di essere nuda, stesa sul bancone del bar». Al suo fianco Pepe ed Esposito, seminudi, che a un certo punto litigano perché Laura vuole andare in ospedale: loro si oppongono temendo problemi. Esposito accompagna la ragazza nel bagno per aiutarla. Intanto si fanno le otto del mattino. E Laura vuole tornare a casa. Finge di ricevere telefonate insistenti dal suo datore di lavoro e alla fine si divincola. Rincasa dalla madre senza slip né reggiseno. «Ricordo che Chiara accusò Mario dicendogli che sarebbe finita come con un’altra ragazza» spiega la vittima. La quale rivela che la Esposito una volta le disse che Pepe, in cambio di prestazioni sessuali anche con minorenni, cedeva cocaina, faceva regali o pagava qualche decina d’euro. Cento euro, per l’esattezza, “il costo” di Laura la cui assunzione di Ghb è stata confermata dalle analisi del capello che hanno rilevato tracce di droga dello stupro nel periodo compreso tra ottobre 2016 e gennaio 2017. Ovvero, quello in cui ricade il 12 novembre.

Affare spaccio

La posizione di Pepe (difeso dagli avvocati Giuseppe Esposito e Danilo Di Maio), rispetto a quella di Esposito (rappresentata dal legale Francesco Cappiello), è molto più pesante. Perché oltre alla violenza sessuale e alla somministrazione di Ghb è indagato pure per spaccio di sostanze stupefacenti. Il sostituto procuratore titolare del fascicolo, Emilio Prisco, contesta cessione di droga a ragazzi ignari delle violenze denunciate da Laura. Durante l’inchiesta, il giro di “roba” viene documentato anche controllando conoscenti e presunti clienti di Pepe che talvolta vengono trovati in possesso di piccoli quantitativi di stupefacenti.

 

Salvatore Dare


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