Salvatore Dare

Stupro a Sorrento, forse un’altra vittima. Spuntano minori e un fotografo hot: «Inviava ai porno gli scatti dello shooting»

Stupro a Sorrento, forse un’altra vittima. Spuntano minori e un fotografo hot: «Inviava ai porno gli scatti dello shooting»

Salvatore Dare

«Ricordo che Chiara accusava Mario dicendogli che lo aveva avvisato che sarebbe finita come un’altra ragazza». E’ una mattina di metà aprile dell’anno scorso. Laura (nome di fantasia per tutelare la privacy) è nella caserma dei carabinieri e con il volto rigato dalle lacrime sta denunciando ciò che subì nella serata del 12 novembre 2016 al ristorante “I Giardini di Tasso” di via Pietà a Sorrento. Quando, stando alle accuse, Mario Pepe e Chiara Esposito – il cinquantaseienne residente a Meta titolare del locale e la ragazza di 23 anni di Sorrento arrestati martedì mattina dalla polizia – le somministrarono la “droga dello stupro” sciogliendo alcune dosi di G hb in un bicchiere di vino per poi abusarne sul bancone del bar. La vittima della presunta violenza sessuale, mentre ricorda la notte choc, offre nuovi spunti per le indagini della Procura di Torre Annunziata. Lo fa rivelando l’accesa discussione scoppiata tra Pepe e la sua complice perché lei, Laura, accusa un malore e chiede di andare in ospedale. E tra i due indagati si parla di «un’altra ragazza». Quindi potrebbe esserci almeno un altro caso, magari non denunciato. E’ anche su quest’ipotesi – evidentemente non contestata a Pepe ed Esposito – che gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento continuano a lavorare sotto il coordinamento del sostituto procuratore Emilio Prisco, il pubblico ministero titolare del fascicolo.

Nuove tracce

D’altronde ci sono già tracce che inducono a pensare che all’interno del ristorante di via Pietà ci possano essere state altre notti brave. Nel corso dell’inchiesta, prima degli arresti, la polizia giudiziaria decide di sentire una giovane. Si tratta di un’amica della vittima, che saltuariamente ha anche lavorato per Pepe. La ragazza svela di aver saputo che c’erano delle foto che ritraevano Laura nuda, proprio nel locale. A confidarglielo è un’altra ragazza, conoscente di Chiara. A quel punto, il puzzle è completato da un altro tassello. Lo fornisce sempre la testimonianza dell’amica della vittima la quale, mentre viene ascoltata come persona informata dei fatti, conferma che la Esposito intrattiene una relazione sessuale con Pepe. Glielo dice candidamente Laura dopo che lei ha informato l’amica dell’esistenza di immagini scabrose.

Rapporti con minorenni

C’è dell’altro. La giovane spiega che Laura ha sempre respinto le avance del ristoratore e che, nel periodo in cui pure lei ha lavorato nel locale, era venuta a conoscenza di una relazione che l’uomo avrebbe avuto con una minorenne. «Pepe – dice la ragazza – mi fece alcune confidenze che mi lasciarono oltremodo basita». Quali? Tipo «andare a letto con un’altra ragazza, all’epoca era minorenne, che lui manteneva facendole regali e dandole soldi». Tant’è che affiora un particolare inquietante: la ragazza, un giorno, portò il caffè a Pepe in una dependance del locale. L’uomo aprì la porta ed era completamente nudo: «Riconobbi nel letto un’altra ragazza, la quale dormiva». Una giovane «sempre minorenne». Non finisce qui. Perché l’amica della vittima discute di «alcune anomalie» riguardanti proprio il ristorante. «Era pressoché deserto e non vi era un afflusso particolare di clienti neanche nei fine settimana. La sera, dopo la chiusura, arrivavano al locale alcuni ragazzi e ragazze della zona, tutti giovanissimi, e si chiudevano nel ristorante a bere e a fumare spinelli insieme a Pepe». Era proprio il ristoratore, secondo la ragazza, «che offriva droga da fumare ai ragazzi. L’ha offerta anche a me diverse volte, ma io non ho mai accettato perché non ho mai fatto uso di stupefacenti».

Il fotografo e i porno

Non finisce qui. Nelle carte dell’inchiesta affiora la figura di un fotografo a cui all’epoca – siamo nel 2016 – si rivolgono numerose ragazze per delle sessioni di shooting. E su cui si dice avesse l’abitudine di diffondere all’estero gli scatti delle giovani, tra cui alcune immagini osé. Queste foto, attraverso un parente, vengono anche pubblicate su siti a luci rosse e di appuntamenti. Ovviamente, con le vittime tenute all’oscuro del giro e dell’utilizzo illecito del materiale del book fotografico. A rivelare il ruolo di questo fotografo – al momento non è indagato – è un’amica di Laura, sentita dalla polizia giudiziaria di Torre Annunziata nel corso delle indagini. Nei confronti dei due arrestati per ora non ci sono ipotesi legate al fotografo né ovviamente all’eventuale diffusione sul web di scatti compromettenti di Laura. Anche se la Procura di Torre Annunziata non esclude alcuna pista alla luce pure del fatto che i tecnici hanno scovato nel cellulare di Pepe cinque immagini di Laura all’interno della cartella dei file inviati. La figura del fotografo viene fuori quando un’amica di Laura viene ascoltata. La ragazza parla di Pepe con molta precisione visto che aveva lavorato nel locale di via Pietà in diverse occasioni. Innanzitutto pure lei conferma che il ristoratore aveva una relazione sessuale con una ragazzina minorenne. Poi svela che una sera Pepe le fece una confidenza choc: «Mi disse che c’era un fotografo presso il quale si recavano diverse ragazze per dei book fotografici, in cui vi erano anche dei nudi. Questo fotografo – continua la ragazza – inviava poi le foto» a un parente, residente lontano dall’Italia, «per farle pubblicare anche su siti porno». Ne è vittima inconsapevole una ragazzina che frequenta il locale. Pepe viene a sapere di cosa fa il fotografo e si preoccupa di risolvere «questa vicenda» soltanto per la sua dipendente, minorenne. Con cui nel frattempo coltiva una storia clandestina. C’è di più. L’amica di Laura mette a verbale l’ennesimo elemento clou per le indagini. E’ quello in cui dichiara di sapere di un’altra ragazza «che si era prostituita presso il suo locale». Pepe, in quest’occasione, non era da solo. C’erano anche «suoi amici imprenditori e il fotografo». Quello su cui potrebbe concentrarsi l’attenzione della Procura già nel corso delle prossime ore. Premessa doverosa: le circostanze accadute riguardano il 2016 e il fotografo non dispone al momento di uno studio in penisola sorrentina.

Verso il Riesame?

Intanto, Pepe ed Esposito rimangono in carcere. Dopo aver fatto scena muta davanti al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Emma Aufieri, potrebbero chiedere la scarcerazione presentando un ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli. Gli avvocati (Giuseppe Esposito e Danilo Di Maio per il ristoratore, Francesco Cappiello per la ragazza) stanno valutando tutti gli scenari possibili per imbastire la strategia difensiva.


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