Metropolis in cantina: la Catalanesca e la sua culla sul Monte Somma. Katà, un calice d’identità

Metropolis in cantina: la Catalanesca e la sua culla sul Monte Somma. Katà, un calice d’identità

Il Monte Somma è quella parte del Vesuvio che non compare sulle cartoline, qui d’estate tutto si tinge di un verde brillante simile al velluto. Cantine Olivella, in questo suggestivo territorio, dal 2004 realizza lo scopo di recuperare la coltura del vitigno a bacca bianca Catalanesca, storicamente introdotto nel territorio vesuviano nel 1500 da Alfonso  I D’Aragona. Il nome dell’azienda è legato a quello della vicina fonte dell’Olivella dove, negli anni settanta, furono ritrovati frammenti di anfore romane destinate al trasporto del vino. Sui quei resti era impressa l’immagine di una foglia che, rielaborata, è divenuta il logo delle cantine. Domenico Ceriello insieme a Ciro Giordano e ad Andrea Cozzolino, vinificano qui, nel Parco Nazionale del Vesuvio. Sono partiti con lo studio di micro-vinificazioni per recuperare questa antica tradizione arrivando, nel 2006, all’iscrizione della Catalanesca nel registro delle uve da vino. Un risultato importante per un’uva utilizzata, in passato, solo per la realizzazione di vini da taglio. Quella fu solo la prima tappa verso l’importante traguardo del 2011, anno del disciplinare che decretò il riconoscimento della IGT (Indicazione Geografica Tipica) ‘’Catalanesca del Monte Somma’’. La denominazione evidenzia il profondo legame di questo vino al territorio vesuviano.Calice d’orgoglio per Cantine Olivella è il KATA’, catalanesca in purezza. L’annata 2016 nel calice è consistente con colore giallo dorato, naso fruttato con note di albicocca, sentori delicati di fiori e mineralità. L’assaggio dà sensazioni di freschezza e morbidezza, alcol 13%, con un piacevole finale ammandorlato. Abbinamento ideale per preparazioni di mare, dai crudi a pasta con triglie.

Gennaro Miele


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