Raffaele Schettino

Il dialogo, quel sommo bene contro l’ignoranza

Il dialogo, quel sommo bene contro l’ignoranza

Raffaele Schettino

Socrate diceva: «Esiste un solo bene, la conoscenza. E un solo male, l’ignoranza». Il suo pensiero mi è tornato in mente mentre il Frecciarossa correva verso casa. Avevamo chiesto invano un incontro al ministro #DiMaio per discutere del taglio dei fondi all’editoria, e lui, prepotente, aveva confinato la folla di giornalisti in una stradina laterale, davanti all’ingresso secondario del Mise. #Crimi, il boia impaziente di eseguire la nostra sentenza di morte, ancora più arrogante, aveva detto che quella che s’era radunata in strada era la casta. Pensate, talmente potente da essere relegata oltre la porta di servizio, umiliata e insultata, talmente potente da farsi cancellare con un emendamento. Ripensavo a Socrate, il primo martire per la libertà di pensiero, contro cui i politici architettarono false accuse per processarlo e condannarlo a morte. Un pericoloso pensatore trasformato in avversario, come i giornalisti liberi, da eliminare perché capaci, con l’uso critico della ragione, di insegnare a rifiutare ciò che si vuole imporre.Per Socrate, che considerava l’uomo ignorante, il dialogo era «il sommo bene», attraverso il quale, però, c’era il rischio che i parolai finissero per dover ammettere la loro ignoranza. Un «sommo bene» che non può affascinare né Di Maio, un borioso senza né arte né parte, né #Salvini, che critica i giornali a contributo dimenticandosi che la Padania, il giornale del Carroccio dove lui stesso ha lavorato, ne ha beneficiato. Addirittura, invece di restituire i 49 milioni fatti sparire dalla #Lega, dice che i soldi ai giornali sottraggono fondi ai disabili, usando un parallelo populista e vigliacco. E’ evidente che abbiamo chiesto l’impossibile a Di Maio e Salvini: il «sommo bene». Il dialogo. Volevamo spiegargli la follia di un provvedimento che cancella decine di giornali e crea migliaia di disoccupati, volevamo spiegargli che tagliare i fondi ai piccoli giornali renderà muti, sordi e ciechi, angoli di Paese per la gioia di corrotti e camorristi. Che l’informazione non può essere paragonata a un bene di consumo materiale. Tutto inutile. Loro sono rimasti lì a lucidare la bara dell’informazione libera. Le uniche idee che hanno partorito, senza il confronto e convinti delle loro verità, sono state una dose di veleno a rilascio prolungato, che ucciderà i giornali in tre anni di tagli progressivi, e la promessa dei decreti della presidenza del consiglio in base ai quali, con piglio fascista e interessato, il potere sceglierà a chi dare i contributi.«Credere di sapere quello che non si sa è la più vergognosa forma di ignoranza», diceva Socrate. Lui però scelse di subire l’ingiustizia piuttosto che ribellarsi. Credette di non avere più tempo per il dialogo. Noi invece, crediamo ancora in quel «sommo bene» e per questo lo chiediamo al capo dello Stato nell’appello pubblicato all’interno del nostro quotidiano e sulle pagine di molti altri giornali italiani.In fondo #Mattarella resta l’unico argine alla deriva oscurantista di un governo fondato sull’ignoranza.


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