Ciro Formisano

Castellammare. Un colletto bianco tra politici e camorristi. «Portò lo champagne per festeggiare la scarcerazione di D’Alessandro»

Castellammare. Un colletto bianco tra politici e camorristi. «Portò lo champagne per festeggiare la scarcerazione di D’Alessandro»

Ciro Formisano

Dallo champagne alle estorsioni. Dalle mazzette ai rapporti con i politici. Dalla “mediazione” sulla riscossione del pizzo alla tassa fissa del 5% da imporre su tutti gli appalti. C’è un mondo di mezzo al centro dell’ultima inchiesta che ha travolto la camorra di Castellammare di Stabia. Una zona grigia e densa di ombre dove camorristi, colletti bianchi e insospettabili imprenditori diventano una cosa sola. Un miscuglio di connivenze, corruzione e grandi affari, capace di lambire anche i palazzi del potere. Quella politica che per troppi anni, da queste parti, ha subito i condizionamenti della criminalità organizzata. Tra consiglieri comunali morti ammazzati ed ex politici finiti dietro le sbarre per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Siamo agli inizi del nuovo millennio. Vincenzo D’Alessandro, figlio del super boss Michele e ritenuto elemento di spicco del clan, viene scarcerato. Alla processione degli affiliati devoti al clan, si accoda anche un uomo in giacca e cravatta. E’ lui, il “mister X” che avrebbe fatto da collante tra camorra, imprenditoria e politica. «D’Alessandro Vincenzo – racconta Renato Cavaliere – dopo la sua scarcerazione ha voluto incontrare (…). Ricordo che quest’uomo ha portato, oltre ad una quota di denaro, anche una bottiglia di champagne per festeggiare la scarcerazione di D’Alessandro e il loro incontro».


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