Alberto Dortucci

Crisi Pd a Torre del Greco: persi 600 tesserati, restano solo i «bolliti»

Crisi Pd a Torre del Greco: persi 600 tesserati, restano solo i «bolliti»

Alberto Dortucci

Torre del Greco. La grande fuga dal colosso d’argilla era cominciata già il 12 maggio, quando il Pd – in teoria, il primo partito del centrosinistra all’ombra del Vesuvio – non riuscì neanche a presentare la lista a sostegno della candidatura a sindaco del «democristianissimo» Giovanni Palomba. Un disastro senza precedenti, capace di convincere il segretario cittadino Massimo Meo a rassegnare le dimissioni e di fare perdere ai democrat della quarta città della Campania – già in caduta libera – il residuo «appeal» rimasto dopo la valanga di fallimenti messi in fila a partire dal 2012. La conseguenza naturale del flop è racchiusa in un numero: 282, come le tessere sottoscritte fino a oggi da fedelissimi e simpatizzanti. Praticamente, seicento in meno rispetto allo scorso anno.

Attesa per il congresso provinciale

Una vera e propria emorragia, davanti a cui Antonio Cutolo – l’ex sindaco degli anni Novanta chiamato, alla veneranda età di 80 anni, a traghettare il locale circolo del Pd fino al prossimo congresso cittadino – prova una strenua difesa d’ufficio: «è presto per tracciare un bilancio definitivo – le parole dell’ex sindaco – Il termine ultimo per sottoscrivere la tessera è fissato in concomitanza con l’assemblea provinciale: credo qualcuno aspetterà le proposte delle varie mozioni per la decisione definitiva».

I bolliti tutti in campo

Al netto dei numeri, a fotografare l’attuale condizione del Pd di Torre del Greco sono i nomi. In un esercito senza soldati, infatti, resistono solo i (presunti o sedicenti) generali. Pronti perfino a mettere da parte storiche rivalità per scongiurare il rischio di finire nel dimenticatoio. Non a caso la maggioranza delle tessere è stata costruita intorno all’asse formato dal consigliere regionale Loredana Raia e dal sempreverde Luigi Mennella, il candidato a sindaco di ogni elezione comunale poi – al netto degli incarichi extra-politici – puntualmente rimasto con un pugno di mosche in mano. All’interno del «pacchetto» di circa 160 voti ci sono i due ex segretari cittadini Massimo Meo e Vittorio Cuciniello – l’uomo pronto a puntare su Gennaro Malinconico – e i vari «scudieri» come Giovanna Sorrentino e Andrea Di Lecce.

I delusi con la sindrome di Tafazzi

Ugualmente presenti, a dispetto dell’atteggiamento critico tenuto a partire da maggio, l’ex vicesindaco Lorenzo Porzio – alla guida di un gruppo Cgil meno «nutrito» rispetto al passato – l’avvocato Michele Polese e il «casilliano» Massimo Cirillo. A completare il desolante quadro, una cinquantina di simpatizzanti non riconducibili a nessuna corrente. Al momento, restano in stand-by l’ex astro nascente Clelia Gorga – candidata di bandiera alle politiche di marzo 2018 – e Salvatore Romano, l’ex consigliere comunale pronto a provare la scalata-bis a palazzo Baronale e poi costretto a sostenere Felice Gaglione a causa della mancata presentazione della lista del Pd. Ma fino all’assemblea provinciale c’è tempo per i Tafazzi last-minute.