Racket in nome del clan Federico, torna libero Angelo Cirillo

Racket in nome del clan Federico, torna libero Angelo Cirillo

Era finito a processo con l’accusa di aver chiesto il pizzo a un imprenditore di Pompei in nome del clan Federico, storico sodalizio criminale con base e interessi anche a Boscoreale e Scafati. Ma dopo la condanna in primo grado a 6 anni di carcere, i giudici della Corte d’Appello di Napoli hanno ridotto le accuse a carico di Angelo Cirillo, 22enne. Per il giovane – difeso dall’avvocato Antonio Iorio del foro di Torre Annunziata – è scattato un sostanzioso sconto di pena. L’imputato ha così incassato 2 anni e 4 mesi di reclusione in secondo grado. I giudici, accogliendo in pieno la richiesta formulata dai legali della difesa, hanno anche disposto l’immediata scarcerazione per il 22enne. Da qualche giorno, dunque, Cirillo è potuto tornare a casa. Un verdetto che arriva a un anno e mezzo dal blitz che, a settembre del 2017, ha portato all’arresto di 3 persone. Oltre ad Angelo Cirillo è finito nei guai suo padre, Aniello, Valerio Varone e V.S., un 21enne incensurato. Secondo le accuse messe in piedi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli,  il 7 agosto del 2017, si sarebbero recati presso una ditta della città mariana chiedendo del titolare e dicendogli Aniello Cirillo avrebbe voluto parlargli. Per tutta risposta i messaggeri si sentirono dire di far venire direttamente lui. Detto, fatto. Dopo poche ore Cirillo senior si sarebbe presentato insieme a Valerio Varone ed avrebbe avuto un colloquio riservato con l’imprenditore. Secondo la denuncia della vittima il presunto esattore – per convincere l’imprenditore a pagare la tangente – avrebbe speso il nome di “Dario”. Un nome che per gli inquirenti invocherebbe la figura di Dario Federico, pluripregiudicato che per anni sarebbe stato il referente del clan Cesarano sul territorio di Boscoreale e Pompei.Stando alla denuncia della vittima il presunto esattore – per convincere il titolare della ditta a pagare la tangente da 3.000 euro per i “carcerati” – avrebbe speso il nome di “Dario”. Ma al posto di piegarsi alla richiesta estorsiva, l’imprenditore decide di farsi coraggio e denuncia tutti. Scatta l’inchiesta lampo e in meno di un mese viene eseguita un’ordinanza di custodia cautelare per gli imputati. Nel corso dei controlli Aniello Cirillo viene trovato anche in possesso di diverse dosi di droga.


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