Alberto Dortucci

Torre del Greco affoga tra i rifiuti, ma la casta del Comune si raddoppia lo stipendio

Torre del Greco affoga tra i rifiuti, ma la casta del Comune si raddoppia lo stipendio

Alberto Dortucci

Torre del Greco. La città brucia sotto i cumuli di rifiuti abbandonati in strada, la prefettura di Napoli e la procura di Torre Annunziata accendono i riflettori sul passaggio di cantiere tra il consorzio Gema e la ditta Buttol, la gente scende in piazza per protestare contro il degrado. Eppure, sotto la campana di vetro di palazzo Baronale, tutto sembra tranquillo. Al netto delle fibrillazioni legate alle nomine dei dirigenti al settore Nu e al settore politiche sociali – due poltrone «strategiche» sotto il profilo gestionale – la maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Palomba non sembra preoccupata dalla caduta libera di Torre del Greco. Perché, in fondo, sono passati dieci mesi dallo sbarco a palazzo Baronale e i conti dei politici cominciano finalmente a «quadrare». Mentre i contribuenti sono pronti a scendere sul piede di guerra per contestare l’aumento della tassa Nu – la beffa in aggiunta al danno di una città al collasso, su cui incombe il pericolo-diossina provocato dai roghi della spazzatura – i politici del municipio festeggiano il raddoppio di «stipendio» previsto dall’entrata in vigore delle modifiche al regolamento comunale orchestrate dal «regista» Gaetano Frulio.

Sprechi record in municipio

Gli effetti della «manovra» studiata collegialmente da maggioranza e opposizione erano chiari già al momento dell’approvazione: la casta, a dispetto dei fallimentari dieci mesi di governo cittadino, puntava a rimpinguare i propri introiti a fine mese. Ovviamente, a spese del Comune. Una tesi ora confermata dai numeri riportati all’interno della determina di liquidazione dei gettoni di presenza firmata dal segretario generale Pasquale Incarnato: il «proficuo» lavoro dei politici all’interno delle commissioni consiliari è costato a febbraio – solo 20 giorni utili, esclusi i sabato e le domeniche – la bellezza di 17.430 euro. In media, 757 euro lordi per ogni consigliere comunale. A dicembre – prima delle modifiche al regolamento – le casse di palazzo Baronale erano state svuotate di soli 10.634 euro «spalmati» su 21 giorni utili. In media, 462 euro per ogni esponente di maggioranza e opposizione. Cifre puramente indicative perché – come sempre accaduto – c’è chi sfrutta in pieno le opportunità previste dalla legge e chi, invece, passa all’incasso solo in caso di effettivo svolgimento delle commissioni consiliari.

Gli stacanovisti del gettone

Dall’introduzione della cumulabilità dei gettoni – in modo da garantire ai consiglieri comunali un importo pari a un quarto dell’indennità mensile riconosciuta al sindaco – si può arrivare a 29 presenze al posto delle precedenti 23 presenze e raggiungere così il ragguardevole «traguardo» dei 950 euro lordi. Un primato raggiunto dai «soliti noti» del municipio – a partire da Pasquale Brancaccio e Annalaura Guarino, entrambi assunti presso ditte private a cui il Comune dovrà riconoscere un rimborso – a cui si sono aggiunti l’insospettabile grillino Vincenzo Salerno e diversi esponenti della maggioranza. In primis, la pasionaria della Deiulemar Carmela Pomposo, passata dalle proteste per i risparmiatori a un posto in un poliambulatorio di Villaricca – costo di circa 1.500 euro al mese per il Comune – e poi l’accoppiata della lista civica La Svolta: il baby Simone Gramegna – involontario protagonista del video girato dalle telecamere di Fanpage all’esterno dei seggi di corso Garibaldi – il dipendente Eav, Salvatore Gargiulo e il soldato Luigi Caldarola. L’unico a devolvere i (pochi) gettoni di presenza in beneficenza è Nello Formisano di Alleanza Solidale, a cui evidentemente può bastare la lauta pensione «conquistata» da parlamentare.

©riproduzione riservata