Alberto Dortucci

Liti e vendette per i voti: Gomorra-elettorale a Torre del Greco

Liti e vendette per i voti: Gomorra-elettorale a Torre del Greco

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Comparirà davanti al gip Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata esattamente a una settimana dall’arresto. Ma già il 3 luglio del 2018 il consigliere comunale Stefano Abilitato – l’ex golden boy di Forza Italia pronto a mollare il centrodestra per saltare sul carrozzone elettorale di Giovanni Palomba – aveva raccontato le sue verità al pubblico ministero Pierpaolo Filippelli, l’ex pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli chiamato a fare piena luce sullo scellerato patto tra politica e criminalità per controllare il voto all’ombra del Vesuvio. Ma non solo il voto. Perché le amicizie pericolose intrecciate alla vigilia della corsa alle urne potevano essere utili a «regolare i conti» dei colletti bianchi a caccia di uno scranno a palazzo Baronale.

I «fastidi» alla fidanzata

L’illuminante definizione del giudice per le indagini preliminari Antonio Fiorentino – arrivato a bollare i netturbini guidati da Giovanni Massella, il figlio del boss ucciso in un agguato di camorra, come il «braccio armato» al servizio di Stefano Abilitato e del suo «fraterno amico» Simone Onofrio Magliacano – non è legata solo alle «frenetiche attività» messe in campo dai precari della Nu per garantire al broker assicurativo un posto in consiglio comunale. All’erede del boss, infatti, l’ex golden boy di Forza Italia si rivolgeva anche per sistemare le «questioni personali». Accade a fine aprile del 2018, quando neanche sono state presentate le liste e formalizzate le coalizioni: Stefano Abilitato scrive all’erede di Ciro Montella – massacrato insieme a Michele Ascione davanti alla Strike di corso Vittorio Emanuele a marzo del 2003 – perchè qualcuno in sella a un «Liberty azzurro ha fatt ‘u scem con la mia fidanzata». Immediata la risposta dell’ex testimone di giustizia: «Fammi capire – il messaggio vocale inviato via WhatsApp – lei lo conosce chi è? E poi cosa è successo? Che ha detto? Ma è pelato? Fammi sapere solo se è pelato». Un chiaro interessamento per «risolvere» la questione, giustificato da Stefano Abilitato come semplice curiosità: «L’episodio accadde in via Diego Colamarino – le parole agli atti del verbale di interrogatorio – e poiché Giovanni Massella si intratteneva abitualmente in piazza Santa Croce, gli chiesi se conoscesse una persona come quella che mi era stata indicata dalla mia fidanzata. Non mi sono mai permesso di chiedere a Giovanni Massella di malmenare chicchessia».

La lite in discoteca

Eppure, alla vigilia del voto, all’indomani di una «turbolenta» serata in una discoteca del lungomare di Torre del Greco, Stefano Abilitato tornò a contattare Giovanni Massella: «Ci fu una lite tra un mio amico e l’amico di un ex fidanzato della mia attuale ragazza – le parole messe a verbale dal consigliere comunale della maggioranza targata Giovanni Palomba – e, trovandoci in campagna elettorale, la circostanza mi risultò indigesta: non volevo che il mio nome fosse associato a vicissitudini poco piacevoli. Perciò chiesi l’intervento di Giovanni Massella, perchè si tratta di una persona che vive normalmente per strada e conosce un po’ tutti. Con la mia richiesta, tuttavia, non volevo ordinare a Giovanni Massella di aggredire quel tipo, ma soltanto di avvicinarlo per intimargli di non fare più il mio nome». Sembra la trama di un episodio della fiction «Gomorra». Invece, si tratta della sconcertante realtà agli atti dell’inchiesta sul voto di scambio alle elezioni del 2018 a Torre del Greco e sull’intreccio di rapporti tra politica e criminalità all’ombra del Vesuvio.

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