La droga del web. Il Papa parla ai giovani «Liberatevi dei cellulari»

La droga del web. Il Papa parla ai giovani «Liberatevi dei cellulari»

La “droga” dei giovani è chiusa nel palmo di una mano. Non è illegale ne proibita. Il suo volto è un display luminoso. Una luce che illude di avere il mondo in pungo, mentre invece si scivola nell’oblio, nell’emarginazione. La tecnologia può creare danni irreparabili sulle menti fragili. Lo sa Papa Francesco. Se ne è accorto anche ieri, quando ad attenderlo nell’aula Paolo VI c’erano i ragazzi del liceo classico Visconti di Roma. Tutti immersi in un mare di selfie e scatti. Perché condividere – per tanti ragazzi – è quasi più importante che vivere. «Non abbiate paura del silenzio, di stare da soli, di scrivere un vostro diario – ripete il Papa davanti agli occhi sgranati dei ragazzi – Non abbiate paura dei disagi e delle aridità che il silenzio può comportare. Il silenzio può annoiare, ma andando avanti non annoia più. Liberatevi dalla dipendenza dal telefonino, per favore», ha affermato. «Voi sicuramente avete sentito parlare – ha detto ‘a braccio’ – del dramma delle dipendenze, delle droghe, dipendenze del chiasso, ‘se non c’e’ chiasso non mi sento bene’, e tante altre dipendenze, ma questa del telefonino e’ molto, molto sottile». Il Papa ha riconosciuto il grande valore tecnologico degli smartphone, ma ha chiesto ai giovani di liberarsi dalle catene del web. «Il telefonino é un grande aiuto, grande progresso, va usato, è bello che tutti sappiano usarlo – ha osservato -. Ma quando tu diventerai schiavo del telefonino perderai la tua libertà. Il telefonino è per comunicare, per la comunicazione, è tanto bello comunicare tra noi. Ma state attenti che quando è droga, il telefonino è droga, riduce la comunicazione a semplici contatti: la vita non e’ per ‘contattarsi’, e’ per comunicare». Ricordando che la scuola deve sempre educare «all’inclusione, al rispetto delle diversità e alla collaborazione», il Papa ha anche sollecitato: «Per favore, non abbiate paura delle diversità. Il dialogo tra le diverse culture, le diverse persone arricchisce un Paese, arricchisce la patria e ci fa andare avanti nel rispetto reciproco, ci fa andare avanti guardando una terra per tutti, non soltanto per alcuni». La Chiesa, ha detto ancora Francesco «e’ impegnata, nel solco tracciato dal Concilio Vaticano II, a promuovere il valore universale della fraternità che si basa sulla libertà, sulla ricerca onesta della verità, sulla promozione della giustizia e della solidarietà, specialmente nei confronti delle persone più deboli». «Quando non c’e’ libertà non c’e’ educazione, non c’e’ futuro – ha osservato -. Quando non c’e’ ricerca onesta della verità ma c’e’ una verità imposta, che ti toglie la capacita’ di cercare la verità, non c’e’ futuro: ti annulla come persona. E quando non c’e’ promozione della giustizia, andremo a finire sicuramente in un Paese pusillanime, egoista, che lavora soltanto per pochi». Per il Papa, «senza l’attenzione e la ricerca di questi valori non può esserci una vera convivenza pacifica. Quando c’è ingiustizia, incomincia a crescere l’odio, il confronto e finirà tutti sappiamo come finisce». Evocando l’esempio di San Luigi Gonzaga, studente proprio al Collegio Romano dei Gesuiti, di cui il “Visconti” e’ erede, Francesco ha detto che «fu capace di compiere scelte importanti per la sua vita, senza lasciarsi trascinare dal carrierismo e dal dio denaro. C’e’ tanto bisogno di giovani che sappiano agire così, anteponendo il bene comune agli interessi personali». Infine, dopo aver spiegato che «nella vita affettiva sono essenziali due dimensioni: il pudore e la fedeltà», un’ultima raccomandazione: «Nel vostro istituto, non ci siano guerre ne’ aggressioni – ha ammonito -. Mi dà tanto dolore vedere quando in qualche scuola c’e’ il bullismo. Lottate contro questa aggressività che e’ veramente seme di guerra, lottate. Che ci sia la pace, senza aggressioni verso chiunque, senza bullismo. Niente bullismo nel vostro istituto». Messaggi chiari che arrivano in giorni drammatici. Mentre si parla di violenze nelle scuole e di atti di autolesionismo legati proprio al divieto di utilizzare il cellulare. Proprio quel telefonino che spesso diventa come una droga per i ragazzi a caccia di like


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